Bleisure e Workation

Barbara Czyzewska - Head of Luxury Marketing and Brand Management Specialization presso Glion Institute of Higher Education - spiega come il coronavirus abbia impattato sul modo di viaggiare e su quello di lavorare ridisegnandone tempi e spazi

di Barbara Czyzewska

foto courtesy CitizenM

Previous Next

Il viaggio è un tema da sempre in costante evoluzione che ha portato anche a riconsiderare gli spazi e il loro utilizzo. Basti pensare che nell’immediato Dopoguerra vi è stato un intenso aumento dei viaggi dall’America all’Europa, che ha portato a una rapida espansione delle compagnie di viaggio come la PanAmerican Airlines o la società alberghiera Hilton. Inoltre, con l’aumento degli investimenti americani in Europa grazie al Piano Marshall, si ampliò anche la richiesta di servizi da parte degli uomini d’affari in viaggio. La prima risposta a queste aspettative è stata, ad esempio, il tentativo di Hilton di combinare la camera da letto con lo spazio ufficio sostituendo il letto tradizionale con uno convertibile in divano durante il giorno. Questa soluzione, però, non si è rivelata molto popolare e quindi Hilton è tornato a una disposizione delle camere più classica.

Oggi, con il rapido sviluppo della tecnologia e dell’interconnessione, assistiamo nuovamente a un aumento della domanda di spazi di lavoro negli hotel. Molti professionisti sono “nomadi” che cercano sempre più di combinare i loro impegni lavorativi con il tempo libero. Questa attitudine ha dato origine al termine “bleisure” (business + leisure) che indica che non c’è più divisione tra lavoro e tempo libero, ma piuttosto perfetta fusione.

Ciò pone grandi sfide agli hotel designer e agli albergatori, poiché è difficile prevedere l’esatta aspettativa del cliente nei diversi momenti. Inoltre, non è facile progettare spazi che possano servire contemporaneamente a entrambe le attività. Tuttavia, molte catene alberghiere si sono già adeguate a questa necessità. CitizenM, ad esempio, è molto popolare tra i viaggiatori d’affari perché offre lounge e bar che possono essere utilizzati sia per socializzare che per concentrarsi su un progetto. Altre compagnie offrono colazioni da asporto per chi ha a meeting di prima mattina, o poltrone dotate di separé che garantiscono una maggiore privacy.

 

Gli impatti del covid su viaggi e lavoro

Uno degli impatti del Covid19 è che i lavoratori mettono in dubbio la necessità di essere in ufficio, dopo aver ampiamente dimostrato di poter essere efficienti e produttivi anche lavorando da casa o da un hotel. D’altro canto, la pandemia globale ha quasi completamente fermato i viaggi d’affari internazionali e gli economisti prevedono che le trasferte di lavoro non torneranno nella misura pre covid, almeno per alcuni anni. Ciò è dovuto principalmente al fatto che i viaggi d’affari sono molto più regolamentati dei viaggi di piacere. Inoltre, le aziende vogliono evitare di essere responsabili della salute e della sicurezza dei propri dipendenti, purché possano sostituire gli incontri in presenza con la comunicazione online.

I mesi di lockdown hanno anche dimostrato che le persone sono in grado di realizzare cose inimmaginabili da remoto: dalla gestione di meeting e conferenze internazionali alla progettazione di nuove tecnologie in collaborazione con colleghi di altri paesi, fino alla realizzazione di concerti musicali o di serie televisive.

Conseguentemente, ci si aspetta che nei prossimi due anni aumenteranno le persone che prenoteranno soggiorni di piacere garantendo la propria professionalità a distanza. I professionisti ambiziosi, al top della carriera, non dovranno sentirsi in colpa di concedersi del tempo libero, perché potranno godersi le vacanze, anche nelle località più remote, senza perdere la connessione con il proprio lavoro. Questo, in un certo senso, potrebbe essere visto come un modello “bleisure” inverso, nel quale le persone svolgono mansioni lavorative durante le vacanze, piuttosto che dedicarsi al tempo libero durante i viaggi di lavoro.

Il governo di Dubai ha già colto questa tendenza offrendo ai professionisti stranieri un programma di lavoro virtuale di un anno: vengono infatti invitati a vivere nell’Emirato pur continuando a lavorare per la propria azienda. Promuovono questa opportunità facendo leva sullo stile di vita che offre Dubai, che include il godersi la vita in spiaggia e il vivace ambiente multiculturale, con la garanzia di poter accedere a tecnologie all’avanguardia.

Appare quindi chiaro che nei prossimi anni le strutture alberghiere dovranno aspettarsi ospiti sempre più esigenti con richieste diversificate. I professionisti vorranno utilizzare il proprio tempo nel modo più efficace possibile, per collegarsi a meeting online prima di esplorare la città o decidere di sorseggiare uno squisito cocktail mentre lavorano a una presentazione di lavoro.

Aumenteranno anche le esigenze legate all’uso degli spazi. Ci sarà chi avrà bisogno di un angolo tranquillo in stanza, che quindi dovrà essere dotata di un divisorio mobile per separarsi dai bambini che giocano o dal partner che guarda la televisione. I genitori single che viaggiano con bambini potrebbero richiedere servizi di baby-sitting più flessibili per partecipare a una riunione online o per portare a termine i progetti in scadenza. Altri avranno specifiche richieste per quanto riguarda l’insonorizzazione delle stanze o la tecnologia e le attrezzature messe a loro disposizione.

Per concludere si può affermare che da sempre il cliente determina aspettative ed esigenze, tuttavia quello che è cambiato è che le necessità stanno diventando sempre più flessibili, fluide e meno ovvie. E ancora una volta gli albergatori dovranno rivedere il loro business e garantire spazi confortevoli e sicuri per le persone e i professionisti in questa particolare fase tutt’altro che stabile.

____________________________

L’autore – Barbara Czyzewska ha un forte background accademico negli sudi sull’ospitalità e sul turismo, con particolare esperienza nel marketing, nell’ospitalità di lusso e nella storia degli hotel di lusso. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Hospitality Management, un Postgraduate Certificate in Teaching in Vocational Subjects e un MA and BSc in Tourism Destination Management. Barbara ha recentemente pubblicato un libro intitolato “The Story of Hilton Hotels: Little Americas”. Prima di entrare in Glion, Barbara ha diretto il programma MA Luxury Hospitality Management presso University of West London.