Ostello Bello

Ostello Bello è un rifugio bello e accogliente per gli ospiti, dal quale partire per l’esplorazione di mondi nuovi. Un modello di accoglienza tutto italiano che dimostra che le idee creano il futuro

di Antonia Zanardini

foto di Alice Gemignani

Previous Next

Aprire una casa dove persone provenienti da tutto il mondo potessero ritrovarsi insieme, magari con un bar caldo e accogliente e, perché no, anche con musica dal vivo, mostre, presentazioni e iniziative culturali aperte alla città: era questo il sogno dei soci fondatori di Ostello Bello. Un sogno divenuto realtà, ed è il caso di dire “che realtà”, visto che gli ostelli oggi sono ben otto, contano più di 100 tra dipendenti e collaboratori per un’offerta totale di circa 1000 posti letto.

Absolute beginners, il progetto

Nessuno dei giovani soci proveniva dal settore della ricettività ma, con alle spalle più di 200 ostelli visitati, hanno immaginato quello che sarebbe diventato Ostello Bello mettendo insieme ciò che più avevano amato nei loro soggiorni in giro per il mondo. Dopo aver trovato l’immobile adatto, in via Medici a Milano, è seguito un periodo che ha visto tutti coinvolti nei lavori di ristrutturazione. Capitali quasi inesistenti, se si esclude un finanziamento di Banca Etica che copriva solo il primo anno di affitto dello stabile. Con gessetti colorati, fantasia e amore – ma anche con tanto impegno e fatica – sono state costruite le fondamenta di Ostello Bello, inaugurato il 13 agosto 2011. Viaggiatori e cittadini si sono subito innamorati del progetto e poco dopo sono arrivati i primi riconoscimenti, sia locali che internazionali, che si sono rivelati ottimi ingredienti per far sì che Ostello Bello potesse trovare un suo spazio anche in Myanmar a partire dal 2014. Quindi, nel 2015, in occasione di Expo, il prodotto Ostello Bello viene replicato a Milano, vicino alla Stazione Centrale, e contestualmente in Myanmar, dopo la location di Bagan, sono seguite le aperture di Mandalay e Inle Lake. Infine, in pochi anni sono sorti anche gli ostelli di Como e Assisi, e il quarto ostello in Myanmar.

Cosa trasforma un posto in una casa?

Per prima cosa lo volevamo bello, non solo esteticamente. Volevamo un luogo in cui passare il tempo fosse bello, un piatto di pasta fosse buono, il letto fosse comodo e in cui gli incontri fossero interessanti. Tutto talmente bello che quasi ti dimentichi che quella non è proprio casa tua, ma una casa di tutti. Per tutti”. E’ questo in sintesi il concept di tutte le location di Ostello Bello, una sorta di social network in real life tra perfetti sconosciuti, felici di esistere e di condividere. Un’idea che sta progressivamente sradicando l’idea che per un viaggiatore l’ostello sia l’ultima delle scelte possibili: luoghi a basso costo, ma brutti, sporchi, scomodi e spesso mal frequentati, insomma la scelta prima del marciapiede.

Perché oggi gli ostelli sono completamente diversi: hanno spazi condivisi belli, ricchi e ben forniti, c’è sempre una cucina e una zona dove socializzare o giocare, c’è sempre una connessione e spesso accanto all’offerta ricettiva viene sviluppata un’attività di bar con programmazione eventi. Insomma, c’è una ricchezza di servizi complementari che rende questa soluzione di pernottamento unica rispetto a qualsiasi altra. L’ostello, infatti, oggi è una perfetta alternativa alle altre due principali soluzioni di pernottamento: gli alberghi, lussuosi, puliti e riconoscibili come format ma dove non sempre è possibile socializzare, e gli AirBnB, che fanno sentire a casa, ma senza essere un vero local, perché non permettono di conoscere persone nuove. L’ostello è una soluzione che si trova a metà tra queste due, con una struttura ricettiva e dei servizi – ora non esiste solo la soluzione delle camerate, ma i new hostels prevedono sempre anche camere doppie o singole – e molte possibilità di conoscenza e relazione. Perché in un’epoca in cui la socializzazione avviene principalmente sul digitale, chi sceglie l’ostello sa che incontrerà gente interessante proveniente da tutto il mondo, e la conoscerà nella vita reale. Perché se in un albergo qualcuno si avvicina a parlarti è strano, in un ostello sarebbe strano il contrario. E la socialità è un elemento che può cambiare un viaggio.

Industrializzare l’esperienza

I soci di Ostello Bello negli anni hanno anche imparato a fare impresa e hanno elaborato un piano di sviluppo del loro modello, che come dicevamo si basa sull’offerta di una esperienza unica di accoglienza e di condivisione che ruota intorno al concetto “dell’ostello come casa”. Una delle difficoltà principali stava quindi nel trovare, formare, fidelizzare le persone che questa esperienza la devono guidare: lo staff dei loro ostelli. In sostanza creare e replicare un modello organizzativo che da un lato fosse impeccabile dal punto di vista operativo, e dall’altro presentasse la giusta flessibilità per accogliere e “coccolare” gli ospiti. Ostello Bello seleziona quindi il proprio personale in base a competenze specifiche nel settore dell’hospitality, ma anche in base a imprescindibili competenze “soft” quali: simpatia, empatia con gli ospiti e voglia di condividere. Infine, a prescindere dalle esperienze passate, ogni persona segue un percorso formativo continuo, atto a creare receptionist, barman, manager di struttura degli ostelli attuali e di quelli che saranno aperti in futuro.

Un capitolo centrale del piano industriale riguarda anche le location dove aprire i futuri Ostello Bello: città d’arte, capoluoghi, mare, lago, montagna, il piano di sviluppo è molto ambizioso. Ma Ostello Bello non può però accontentarsi di entrare in una città, di aprire da qualsiasi parte. Gli Ostello Bello in qualsiasi luogo si decida di aprire, devono essere luoghi speciali, vicini ai trasporti o ai principali monumenti, con ampi spazi all’aperto e i fondamentali spazi per la condivisione.

Persone giuste. Luoghi ricercati. Ma anche l’importanza della sostenibilità dell’impresa e il ritorno degli investimenti. Per questo Ostello Bello ha sviluppato un modello che riesce a proporre tanta qualità, ma anche rendimenti interessanti per i propri soci. Questa è sicuramente la parte meno “romantica” del lavoro, ma hanno capito che è la base portante per il raggiungimento del successo. Il sogno dei soci fondatori – la “parte romantica” – rimane invece nella passione che dedicano ai loro ospiti che vogliono continuare a coinvolgere, prima con un occhio funzionale (Ostello) e poi con un occhio emozionale (Bello). O come dicono loro: “Perché non conta da dove vieni o dove sei diretto, per noi l’importante è che tu ti faccia un bel viaggio”.

IL CONCEPT

Il concept di Ostello Bello può essere sintetizzato con tre parole – Shelter, Basecamp e Partake – che fanno subito capire cosa vuol dire “sentirsi a casa”. La casa, infatti, non è solo data dalla presenza di quattro mura, ma:

  • è uno spazio sicuro in cui mi sento protetto: Shelter
  • è un campo base che mi permette di esplorare il mondo circostante: Basecamp
  • è un luogo di condivisione in cui non solo sono al centro dell’azione, ma posso anche prenderne parte attivamente: Partake.