Meaningful travel

Cambiano i turisti e il significato stesso del viaggio. Che da puro momento ricreativo entra in una nuova dimensione, più intima e introspettiva. Come emergenza sanitaria e social distancing stanno modificando il profilo dei viaggiatori di domani

di Agnese Lonergan

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Per alcuni è ancora un orizzonte lontano. Per molti altri sta diventando un’occasione per riconsiderare il significato, il senso e lo scopo del viaggiare. In attesa di una via d’uscita dall’emergenza sanitaria, la curiosità, la proiezione alla scoperta che è parte dell’animo umano e la voglia di recuperare una dimensione sociale e relazionale che ormai manca da più di un anno stanno spingendo gli amanti dei viaggi verso una fuga in avanti che non è solo evasione, ma anche riflessione. Una riflessione che a sua volta non può non avere un impatto sulla scelta della destinazione, e ancor più sulle sue motivazioni.

A sollevare il tema è una voce autorevole, quella del ceo di Airbnb Brian Chesky, che al forum virtuale Reuters Next dello scorso gennaio ha sollevato il velo sul tema con una dichiarazione semplice ma dirompente: “chi viaggia oggi non cerca località esotiche o esperienze straordinarie, ma vuole soprattutto stare con la propria famiglia e gli amici”. Un cambiamento epocale, con ogni probabilità destinato a durare, in cui il tradizionale turismo di massa potrebbe lasciare il posto a un nuovo modo di viaggiare, più meditato e ricco di nuovi significati.

Che uno dei brand simbolo del “turismo democratico” si sbilanci in questa previsione è significativo. Ancor più significativo il fatto che ne sia tanto convinto da averla formalizzata in un report intitolato “2021 Will Be the Year of Meaningful Travel, nato da un sondaggio condotto su un campione di mille cittadini statunitensi da dicembre 2020 a gennaio 2021. La traduzione – viaggio significativo – rende onore solo in parte a un concetto in realtà carico di ricadute sui modelli del turismo prossimo venturo. Se infatti è vero – ci dice la ricerca – che la possibilità di viaggiare è, insieme agli eventi sportivi e al food, una delle rinunce più pesanti imposte dall’emergenza sanitaria, è altrettanto vero che il ritorno a queste dimensioni della vita quotidiana avverrà con motivazioni diverse da quelle tradizionali.

Più della metà degli intervistati ha infatti indicato familiari e amici come le prime persone che visiteranno alla riapertura del traffico turistico, e quasi altrettanti hanno manifestato un cambiamento del significato attribuito al viaggio, di cui la possibilità di passare del tempo con i propri cari è diventata la motivazione principale. Il viaggio come antidoto all’isolamento e alla disconnessione, quindi? Chesky ne è decisamente convinto, e con buone ragioni. A mancare dell’esperienza viaggio non sono infatti gli ingredienti tradizionali, ma soprattutto quella dimensione relazionale e affettiva di cui la stessa vita quotidiana è stata privata, e che il viaggio offre l’occasione di recuperare.

Un’altra dinamica innescata dalla crisi pandemica è, sostiene il report, lo shift del significato del viaggio da esperienza ricreativa a momento di introspezione, recupero delle proprie radici e crescita personale, innescato soprattutto dalle rigide regole di distanziamento sociale imposte dalla situazione sanitaria. Un trend tanto marcato da guadagnarsi le pagine del New York Times, che ha individuato nel “meaningful travel”, e in particolare nella ricerca dei luoghi di nascita propri e della propria famiglia, la principale spinta emotiva dei viaggiatori di domani. Una spinta in cui convergono non solo motivazioni legate all’attualità ma anche una certa saturazione del turismo di massa, una maggiore sensibilità ambientale, e più in generale una migliore consapevolezza circa lo scopo, il valore e il significato del viaggio. Che supera la dimensione ricreativa alla ricerca di nuovi obiettivi.