Ristorante Jules Verne

Aline Asmar d'Amman firma il Jules Verne, spettacolare ristorante “sospeso” della Torre Eiffel. Un progetto che gioca sul contrasto bianco e nero per dare vita a un nuovo manifesto dello chic parigino

di Paola Vallatta

foto di Marie Line Sina

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“Spero che l’arredamento e l’insieme corrispondano alla storia che lo chef Frédéric Anton e io vogliamo raccontare, cioè l’atemporalità dell’eleganza francese che diventa un manifesto dello chic parigino”. Così commenta Aline Asmar d’Amman, architetto e fondatrice dello studio Culture in Architecture, che ha interamente ripensato e rifatto, il Jules Verne, un ristorante completamente nuovo, fiore all’occhiello della torre Eiffel, sospeso a 125 metri d’altezza.

È stato un progetto ambizioso, un progetto da architetti, di rinnovamento completo, non di semplice arredamento – continua Aline Asmar d’Amman – ma di ridefinizione degli spazi. Del resto l’avventura prende il via da una sorta di sagrato, dal pianterreno, insomma, con l’ingresso che porta all’ascensore ed è già quasi un percorso iniziatico”.

L’idea – prosegue – è stata quella di mettere in scena questo ristorante non soltanto attraverso l’art de la table e l’art de vivre, o la gastronomia, ma attraverso tutto un insieme d’eleganza francese. Per esempio ho voluto giocare sul contrasto bianco e nero: ovunque, dal pianterreno fino al ristorante, c’è un filo bianco e nero, anche fotografico, che attraversa tutto il progetto. Bisogna anche tenere presente che lavorare nella torre Eiffel comporta un sacco di restrizioni: è certamente un monumento fantastico, costruito nel 1889 per l’Esposizione Universale, ma è anche una costruzione temporanea, che avrebbe dovuto essere smantellata poco tempo dopo la manifestazione. Così, nessuno pensava che avrebbe dovuto ospitare un ristorante gastronomico nel 2020: i soffitti, per esempio, sono molto bassi e per ovviare a questo problema abbiamo cercato di guadagnare il massimo d’altezza al centro e di rendere tutto più luminoso, di sbiancare l’insieme, con questo scrigno madreperlato, un po’ iridato, questa pelle molto femminile e queste grandi lampade che richiamano la storia degli ingranaggi, delle ruote della torre, riferimento continuo. Alla ricerca di una contemporaneità talmente epurata che può diventare atemporale».

“Abbiamo cercato di rendere tutto più luminoso, di sbiancare l’insieme, con questo scrigno madreperlato, un po’ iridato, questa pelle molto femminile e queste grandi lampade che richiamano la storia degli ingranaggi, delle ruote della torre” Aline Asmar d’Amman