Il Luogo di Aimo e Nadia

Il Luogo di Aimo e Nadia, due stelle Michelin, si amplia e rinnova gli spazi ma non la sua anima, rimanendo fedele alla sua storia e al suo stile

di Alessia Cipolla

foto di Paolo Terzi

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Il Luogo di Aimo e Nadia ha una bella storia lunga 60 anni e, ancora, tutta da scrivere. I due proprietari, una delle coppie dell’alta cucina più celebri in Italia e nel mondo, hanno infatti passato il testimone alla figlia Stefania per la gestione, mentre la cucina è ora affidata agli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, adottati, cresciuti e divenuti nel tempo i perfetti eredi dello stile della coppia. I piatti storici di Aimo e Nadia sono ancora nel menu e il loro tocco, fatto di tradizione dai forti accenti contemporanei e di un’appassionata ricerca dei migliori prodotti che il nostro Paese possa offrire, è ancora ben presente. Una squadra che, insieme al maȋtre Maurizio dell’Agnolo e al sommelier Alberto Piras, può assicurare un continuum nel carattere del ristorante. Il carisma di Aimo e l’umanità di Nadia, insieme allo stile sobrio ed essenziale del locale, lo rendevano familiare tant’è che si diceva “Andiamo da Aimo e Nadia”, come se si andasse a cena da amici. Un luogo dove ogni cliente diventava un ospite importante, servito con grande professionalità e attenzione. Lo spazio possedeva un’eleganza semplice e garbata, mai sopra le righe, fermo però al progetto di più di 30 anni fa. Era quindi necessario ridefinire l’ambiente e l’organizzazione degli spazi, tenendo fede a questa storia, rinnovandola senza stravolgerla.

Identità e citazioni

Gli spazi originari con l’area welcome, le due sale dining e la cucina sono stati oggetto di un restyling completo mentre, nell’area dove un tempo c’era il giardino, è stato costruito un nuovo ambiente, il Theatrum dei sapori.

Del progetto architettonico si è occupato lo studio Fontana Architetti mentre l’interior design ha la firma dello studio Vudafieri-Saverino Partners che si è fatto carico di portare la storia del ristorante nella contemporaneità combinando l’identità del luogo con materiali caldi come il legno e citazioni, a volta colte a volte divertite, della storia del design milanese. Come nell’entrata, dove la reception è un originale mobile-bar disegnato da Osvaldo Borsani negli anni ’50, un periodo assolutamente trendy, oggi, ma così raffinato da essere senza tempo e strettamente legato alla Milano degli inizi. Le tinte neutre delle pareti e della pavimentazione si contrappongono alla parete blu, una tinta profonda ed elegante che caratterizza fortemente l’entrata e i percorsi dei clienti. Come il corridoio che costituisce l’ossatura del progetto, distribuendo l’accesso alle due sale da pranzo e alla cucina. Qui, alle pareti, è appesa una bella foto di Aimo e Nadia – insieme a messaggi, dediche e all’avventura umana del locale – mentre le luci provengono dallo Spazio Rossana Orlandi, una delle più grandi collezioniste di design a Milano, proprietaria dell’omonima galleria.

Atmosfere sospese nella sala più grande e, di fronte, quella più intima e raccolta, tutte e due allestite con una candida carta da parati effetto lino ritmata da elementi verticali in legno canaletto, più una citazione che una vera boiserie. Appese alle pareti due divertenti specchiere, pezzi unici di Giampiero Romanò.

Sulle tavole circolari, tovaglie immacolate e una mise en place minimal. Attorno, le sedute in legno e tessuto in tre tonalità diverse di verde e blu – disegnate da Vudafieri Saverino Partners – rievocano il design milanese Anni ‘50.

Theatrum dei Sapori

Dai toni neutri, dall’atmosfera elegante ed essenziale delle sale si passa al Theatrum dei sapori, un nuovo ambiente più intimo e informale caratterizzato dal legno materico, dal marmo, dal rame e composto da una cucina a vista – a isola – da un bel tavolo in legno di cedro con base in ferro per 12 persone e da due installazioni luminose disegnate ad hoc da Vudafieri Saverino Partners. Uno spazio appartato che vive di vita propria pur rimanendo strettamente connesso al ristorante, nato per offrire ai clienti un’esperienza nell’esperienza. Proprio come in una casa, è lo spazio dove si ama ricevere gli amici con uno stile più libero, in stretta relazione con lo chef che, lì di fronte, prepara prelibatezze.