Da Giannino la fenomenologia del lusso

Da Giannino a Milano, sotto i monumentali portici di via Vittor Pisani, si rivive un’atmosfera déco dopo la ristrutturazione firmata Spagnulo&Partners. Tra motivi geometrici e materiali luxury, l’esperienza diventa sensoriale

di Laura Verdi

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È un’esperienza sensoriale un pranzo da Giannino, brand storico della ristorazione milanese. Tra materiali di pregio, tessuti alle pareti fissati con l’antica tecnica del mollettone, boiserie e citazioni colte,  Giannino riallaccia il rapporto con la storia, secondo una precisa richiesta dei committenti e una chiara idea in merito al posizionamento del ristorante. “Il locale si colloca in quella fenomenologia del lusso fatta anche di attenzione, cura e accoglienza”, spiega Federico Spagnulo che ha firmato il progetto. “Attenzione che si percepisce anche nella gerarchia degli spazi, con l’ingresso elegante e separato, come quello delle case borghesi di una volta”, continua Alessandra Carbone, partner dello studio.

Un progetto lampo, pensato e realizzato in qualche mese, da maggio a settembre del 2017, e che ha  visto coinvolti i progettisti in ogni più piccolo dettaglio.

La storia cucita addosso

Le citazioni colte non mancano, un po’ una cifra stilistica di Spagnulo&Partners, che amano giocare con il tema della provenienza e con la tradizione. I riferimenti sono quelli iconici della ristorazione d’alta gamma, come il Baretto, a loro ben presente essendo interno al Baglioni Hotel di Milano -brand del quale sono architetti di fiducia – e il Ralph’s di Parigi. Il legame con il genius loci si esplicita nei grandi portali che incorniciano le pareti perimetrali di tutte le sale e che ripercorrono le proporzioni e la serialità monumentale dei portici di via Vittor Pisani dove Giannino abita. Mentre il decoro a parete della prima sala, che diventa la balaustra del soppalco, reinterpreta la ringhiera dello scalone di Villa Necchi Campiglio, la storica villa milanese disegnata da Piero Portaluppi negli anni Trenta. Ovunque, i lampadari e le applique, disegnati su misura e realizzati da Luce Tu, fanno esplicito riferimento alle leggere sculture in acciaio di Fausto Melotti. Stili storici reinterpretati e disegnati sulla pelle del locale e, alle pareti, le immagini del ristorante originario di via Sciesa ne sottolineano memoria e tradizione.

Tra De Stijl e Chesterfield

Il filo sottile che lega la ristrutturazione è un costante riferimento al tema delle geometrie, riprese  dal movimento De Stijl, che si leggono alle pareti, che inquadrano splendidi tessuti  e che disegnano le boiserie in noce daniela incorniciate da profili lineari in ottone spazzolato. L’ottone si ritrova anche al banco bar, che con un gioco alternato tra legno e metallo si impone come elemento scultoreo che cattura e rapisce lo sguardo. Per il resto l’arredo è discreto e integrato con l’architettura del locale, giocato su essenze in legno e rivestimenti in pelle per i divanetti a parete, che hanno altezze importanti e disegnano tre grandi riquadri capitonné nella prima sala. Accoglienti e riservate la sala privé per dodici persone, quella per fumatori e il tavolo per quattro ritagliato nella nicchia accanto al banco bar. Una soffice moquette color crema e pregiati tessuti alle pareti, oltre a creare un’atmosfera calda e accogliente, giocano a favore del benessere acustico, aspetto fondamentale per un ristorante con un centinaio di posti a sedere.