Zachary Hotel

Mattoni a vista, boiserie e pavimenti in legno, impianti a soffitto, vecchi bauli, divani Chester e lampade che rievocano i lampioni stradali: l’affascinante retrò dell’Hotel Zachary è un progetto di Studio K Creative e Stantec Architecture

di Beatrice Vegetti

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Se ci si affaccia dalle finestre dei piani superiori si può vedere il campo da baseball di Wrigley Field, fondato nel 1914 dall’architetto Zachary Taylor Davis e celebrato, da oltre cent’anni, come una vera e propria istituzione per la città di Chicago. L’Hotel Zachary, il cui nome è appunto un tributo al grande progettista del secolo scorso, affonda le proprie radici nella storia della capitale dell’Illinois e accoglie i propri clienti in un’atmosfera retrò.

Mattoni a vista intonacati, boiserie e pavimenti in legno, impianti tecnici a soffitto, vecchi bauli in legno e cuoio e mobili per l’archiviazione di documenti in metallo, divani Chester e lampade che rievocano i lampioni stradali sono alcuni degli elementi dell’interior design, curato dallo Studio K Creative e Stantec Architecture. Varcando la soglia della struttura – un edificio di sette piani parte del brand Tribute Portfolio di Marriott International – sembra infatti di viaggiare indietro nel tempo: la hall, gli spazi comuni e le stanze degli ospiti permettono di rivivere i momenti della grande Scuola di Chicago e quella sua portata innovativa che ha ispirato, poco dopo, l’inizio del Movimento Moderno.

Nasce proprio dalla rivisitazione di quella corrente che ha reso la ‘Windy City’ un punto di riferimento internazionale per l’architettura la cifra stilistica dell’hotel, che contrasta fortemente con l’involucro in vetro. All’esterno, infatti, si parla il linguaggio del XXI secolo; all’interno, invece, la bussola del tempo si è incredibilmente fermata cent’anni prima. Basta varcare la soglia, ritagliata nel grande basamento pieno di negozi, ristoranti, bar, per vivere un’esperienza unica, inaspettata, e allo stesso tempo fortemente legata al contesto.

L’ampia hall con l’area bar, posta al secondo piano, ha tutto l’appeal di un elegante club sportivo di inizio Novecento, costellata degli elementi tipici del DNA di Chicago: alle pareti sono riprodotti i disegni originali dell’architetto Taylor Davis per Wrigley Field, gli studi di dettaglio dell’arena, ma anche foto sue e della sua famiglia in bianco e nero, insieme a scatti, sempre datati, della città. E ancora opere d’arte, mobili e complementi d’antiquariato, insieme a pezzi attuali, celebrano un’epoca indimenticabile nella storia degli Stati Uniti.

In questa sorta di ‘galleria espositiva’, i materiali si mescolano e arricchiscono l’interior con le loro differenti texture e tonalità: velluti azzurri, verde salvia o a coste, mattoni sbiancati, rivestimenti in cuoio vintage, tessuti a quadri, dettagli in legno di noce, in rovere tinto grigio, tappeti gessati, tavolini in bronzo o scaffalature in acciaio spazzolato, boiserie di legno con modanature in rilievo hanno un effetto fortemente decorativo e caratterizzano gli spazi comuni – curati da Studio K Creative – e le camere dell’hotel, progettate invece da Stantec Architecture. Nonostante il cambio di firma tra i differenti ambiti dello Zachary, si avverte un’assoluta continuità di approccio e il medesimo obiettivo: le 173 camere e le 20 suite preservano l’appeal leggendario con una mescolanza di cromie – beige, azzurro, vinaccia, verde, senape – e una combinazione di materiali analoga a quella delle parti comuni. E ancora: quadri, foto, lampade retrò, bicchieri di cristallo da whisky e tavolini con intarsiata sul piano una scacchiera.

Vicino alla confusione dei tifosi e ai fast food che occupano i primi due livelli dell’edificio, l’Hotel Zachary offre infine ai propri ospiti e ai clienti esterni servizi di ristorazione privati e raccolti: si possono ordinare i pasti nella propria camera oppure all’interno di Alma, il ristorante che affianca l’ampia zona bar allo stesso piano della reception. Il mood è lo stesso e il fascino di questa struttura deriva proprio dalla contrapposizione con la metropoli, vivace e dinamica, di Chicago.

Ned di Bross per il Zachary Hotel

Con struttura in faggio tinto scuro e cuciture a vista sulla scocca, la poltroncina Ned di Bross conferma la cifra estetica scelta da Stantec Architecture: la seduta disegnata da Emilio Nanni, rivestita in cuoio grigio, arreda infatti le ampie suite ed enfatizza il clima da elegante club sportivo che si respira nel complesso quattro stelle. La finitura che ne caratterizza le gambe ritorna quindi nei tavoli, nelle madie, nella cornice dei letti e delle stampe, e crea un ricercato contrasto con le pareti, in tonalità petrolio e beige.