Tristan Auer firma Sinner Paris

Insolito e misterioso il gioco scelto dall'architetto d'interni Tristan Auer per il Sinner, ovvero il peccatore, nuovo albergo parigino nel Marais. Un gioco che trasforma il design in una scenografia da film

di Paola Vallatta

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Una sottile linea rossa. Onnipresente. Unica luce a segnalare su una facciata bianca e nera ai limiti dell’austero che le belle e grandi porte a vetri potrebbero dare accesso a un luogo singolare. È il serissimo gioco scelto dall’architetto d’interni Tristan Auer per il Sinner, ovvero il peccatore, nuovo albergo parigino nella rue du Temple, Marais: un gioco che trasforma il design in una scenografia da film.

Il Sinner è un luogo in cui si penetra più che entrare: gli spazi si svelano lentamente. Così, per una volta, la parola magia non è sprecata: luci, ombre e persino il profumo, d’incenso, contribuiscono a disegnare gli ambienti, in un equilibrio perfetto che mescola i riferimenti al quartiere, il Marais dei Cavalieri Templari, e trasforma il Sinner in una sorta di cattedrale gotica e peccaminosa.

La linea rossa, che decora anche le scapole della divisa, quasi sacerdotale, del personale maschile, ricorda la grande croce dei Templari, ma suggerisce anche pensieri a luci rosse, appunto. Il buio è quello di un tempio, ma potrebbe essere quello di una casa chiusa specializzata in sadomaso, i fumi profumati riempiono l’aria e un breve corridoio dà accesso alla grande sala del pianterreno. Qui si concentrano un grande bar a terrazzo che si affaccia sul ristorante, la reception, il concept store e l’ascensore che conduce alle 43 camere e suite. I dettagli sono stupefacenti e spesso ambivalenti: archi dietro il bar e dietro la reception, archi a decorare la balaustra del terrazzo-ingresso, il rosso e il nero. Alcuni tavolini nel grande bar sono decorati da croci, il concept store di fronte al bancone della reception ha l’aspetto di una cripta, rigorosamente nera e ricca di nicchie, il computer è nascosto in un mobile confessionale e alle pareti del nerissimo corridoio che conduce alle toilette vi sono foto in bianco e nero di ortaggi in versione bondage.

L’omaggio al quartiere non si limita a rievocare i templari o la Parigi libertina, i mobili d’allure Anni 70, dalle poltroncine in velluto rosso ai colorati divani di alcune camere, riecheggiano gli anni della liberazione sessuale – nelle camere, vicino al mobile bar, si trovano anche preservativi – e raccontano il Marais di vita, soprattutto notturna. Nel ristorante, sotto l’ingresso bar, domina il bianco, nella cucina a vista l’acciaio. I corridoi sono invece bui, le porte delle stanze, che ricordano le cellule monacali, sono rosso lacca e sono dotate di spioncino, e, di norma, quando si accede la prima volta alle camere le pesanti tende sono tirate per far vivere ancora un attimo l’atmosfera al tempo stesso sacrale e licenziosa dell’albergo.

Poi, una volta che è stata fatta entrare la luce, il bianco e i colori accesi degli Anni 70 prendono il sopravvento. Qui e là, ancora il dettaglio ecclesiastico: una piccola mensola-acquasantiera, una grata da convento. La suite, una sola, all’ultimo piano, si ispira invece all’appartamento di Karl Lagerfeld degli Anni 80, di nuovo in ombra e luce, con statue d’ispirazione neoclassica e mobili essenziali, dalle linee pulite, nero, rosso lacca, bianco e riflessi dorati.