The Lindis Lodge

Sui sentieri dei Maori, il Lindis Lodge è un progetto pluripremiato di Workshop Architecture, che sfida la natura con cinque suite super lusso e un edificio sostenibile che basta a se stesso

di Laura Verdi

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Una delle sfide maggiori è quella di realizzare un edificio nel nulla di uno spazio incontaminato, trovando quella sottile connessione tra natura e costruito. La sfida è stata raccolta e vinta da Workshop Architecture, lo studio neozelandese fondato nel 1992 da Christopher Kelly a Wellington, città nella quale ha studiato e si è laureato in architettura.

Lindis Lodge, la nuova struttura dedicata all’ospitalità di sole cinque suite extra lusso, sorge nella valle del fiume Ahururi nelle Alpi Meridionali della Nuova Zelanda, scavata nella falda morenica creatasi diecimila anni fa nel periodo del Pleistocene al ritiro dei ghiacci, un sito remoto caratterizzato dall’imponenza del paesaggio che lo circonda.

Un lodge pluripremiato

L’idea nasce dall’essersi lasciati guidare dalla topografia del luogo ed entrare a farne parte, come un’altra curva della morena. L’edificio è infatti quasi ipogeo e asseconda la morfologia del terreno con una copertura fluida dall’andamento alare, studiata con software parametrici di progettazione 3D e con un modello in scala reale che ha permesso, successivamente, la realizzazione delle lamelle in legno applicate e curvate direttamente in cantiere. Il progetto si colloca nel filone dell’architettura organica di alcune opere di Calatrava e Renzo Piano. La citazione non è casuale perché il percorso lavorativo di Kelly si è spesso intrecciato con quello dell’architetto italiano, realizzando, tra l’altro, l’aeroporto di Osaka. Con questo progetto, nel 2019 si è aggiudicato due premi: il World Architecture Festival Awards di Amsterdam, per la categoria Hotel and Leisure, e il NZIA Architecture Award, per la categoria Hospitality.

Guest experience

Il soggiorno al Lindis è un’esperienza immersiva nella vastità della natura, sotto un cielo di stelle come non si sono mai viste, protetti da un guscio fatto di legno, muri in pietra nera vulcanica, vetro, sprofondato nel terreno. Gli interni sono caldi e accoglienti, giocati sulle varie tonalità dei legni locali, con soffitti bassi a cassettoni, nelle camere, o con la struttura a onde direttamente come copertura. La lounge si sviluppa davanti a un grande camino, con divani e poltrone, con il sapore di un salotto di casa. I prospetti fuori terra sono completamente vetrati, con lastre doppie basso emissive montate su serramenti metallici a taglio termico. Non tanto per privacy ma per oscurare gli ambienti, tende in tessuto pesante sono l’unico eventuale schermo tra il dentro e il fuori. Il tetto è stato coibentato con materiale idoneo a contrastare climi come quelli della valle dell’Ahururi, molto freddi in inverno, fino a meno sedici gradi sotto lo zero, e caldi in estate. Il comfort è assicurato.

Un sito sostenibile

Lontano da tutto e da tutti, il Lindis è anche un edificio ecosostenibile che basta a se stesso. Il riscaldamento e l’acqua calda sono forniti da un sistema geotermico orizzontale a pompa di calore con un campo collettore di venticinque metri per dodici e tre metri di profondità. La climatizzazione all’interno è garantita da un riscaldamento idronico posizionato sotto il pavimento in legno per fornire un’immediata messa a regime dell’impianto. Un alimentatore monofase fornisce l’energia elettrica, supportato da un generatore di backup posizionato nel vano tecnico interrato. In caso di necessità, una caldaia a condensazione con funzionamento a gas gpl interviene per integrare l’impianto geotermico e alimentare i camini delle suite e delle aree comuni. L’acqua per uso domestico viene filtrata dalla raccolta delle acque piovane mentre le acque grigie e nere vengono smaltite nell’impianto di trattamento acque reflue.