Studio GrisDainese

Architetti con uno studio comune, e compagni di vita. Entrambi profondamente innamorati della montagna, Stefano Gris e Silvia Dainese stanno lavorando su tre progetti nel comprensorio di Cortina. Filo conduttore le Olimpiadi del 2026 viste in un’ottica di ospitalità sostenibile

di Claudio Moltani

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Nel 2026, i giochi olimpici si svolgeranno fra Lombardia, Veneto e Trentino Alto-Adige, impattando sui territori in termini di presenze, mobilità e opere di riqualificazione o di nuova edificazione. Certamente un’occasione per lo sport, il turismo, e per l’economia italiana nel suo insieme. Ma anche la possibilità di rivedere alcuni fondamentali nel rapporto fra architettura e natura. Lo studio GrisDainese, impegnato in alcuni progetti che fanno capo alla città di Cortina, ci parla di ruralità contemporanea, di un benessere proveniente, anche, dalla scelta di un materiale come il legno, e di una luxury experience nascosta, letteralmente, sotto una collina.

Cortina e le Olimpiadi del 2024. Un’occasione per formulare nuovi paradigmi architettonici che tengano in maggior conto l’ecosistema. Un vostro progetto, l’Hotel Impero, sembra rispondere a questa esigenza

Nel progetto dell’Hotel Impero stiamo lavorando con un team interdisciplinare formato da psicologi, psichiatri e ingegneri del legno, coordinato dall’Università slovena di Primorska, per il progetto di ricerca InnoRenewCoE che indaga il rapporto fra lo spazio, i materiali (e il legno in particolare), la luce, l’ergonomia e la psiche. Obiettivo è quello di fare dell’Hotel Impero (che sarà certificato CasaClima) un vero e proprio test di well being, concetto che sarà la nostra guida per il futuro. Nel progetto dell’Hotel Impero abbiamo lavorato sul concetto di ruralità contemporanea, che non è un ossimoro! Il rivestimento in legno, che caratterizza la parte superiore degli edifici montani, in particolar modo dei fienili, viene qui rielaborato e proposto con tavole irregolari di legno disposte in maniera verticale lungo tutta la facciata e che si susseguono con un passo variabile, diradandosi dai piani inferiori a quelli superiori. Questo rivestimento viene percepito in maniera differente a seconda dei punti di vista da cui si osserva l’edificio. Le camere saranno tutte personalizzate, calibrando in modo differenziato i materiali che le caratterizzano: legno e calce bianca e colore in percentuali e conformazioni differenziate.

Il rapporto con la Natura, un elemento fortemente caratterizzante in montagna, dove esistono vincoli orografici, ambientali e anche culturali. Trovo interessante un vostro progetto, El Camineto, proprio perché riesce ad inserirsi armonicamente nel territorio…

Da piccoli, ammiravamo affascinati la transumanza delle vacche che, nelle loro tappe, utilizzavano le baite d’alpeggio, e il nostro immaginario ci ha fatto pensare ad un loro riutilizzo in un’ottica completamente nuova. L’architettura, in montagna, cambia e si evolve a seconda dell’altezza, del luogo, dell’utilizzo e della distanza dal centro dei paesi. Queste tre malghe edificate alle fine dell’800 si trovano a Fedarola e sono un raro caso di edifici rurali non abitativi sopra i 1400 metri. Abbiamo voluto creare un 5 stelle lusso immerso nella Natura. I tre edifici seguono l’orografia del terreno e si affacciano sulla valle con orientamento naturale. Per ovviare alle necessità tecniche, i tre volumi emergenti, che ospitano ognuno al loro interno 8 camere e 2 suites, sono collegati ad un basamento dove sono stati collocati i servizi comuni e che si avverte dall’esterno solo tramite due fenditure nel terreno. La volontà era quella di realizzare una facciata non facciata, distesa orizzontalmente nella montagna. Grandi parti vetrate permetteranno comunque alla luce di penetrare fino in profondità all’interno dell’edificio. Il basamento ha copertura praticabile verde ed appare come il continuamento del terreno, dal quale emergono le tre malghe a doppia falda. Ad est, la copertura verde del basamento si perde nel prato esistente senza soluzione di continuità; ad ovest il terreno scende verso la strada creando una sorta di collina che maschera alla vista la strada e l’area di sosta. Seguendo le naturali forme del terreno e sfruttandone i dislivelli è stata aggiunta una stretta appendice composta da 8 suite, con accesso dal piano interrato del basamento. La copertura delle suite è anch’essa verde, in completa continuità con quella del basamento e con il terreno circostante.

Il motel Agip, un vostro progetto di riqualificazione dell’esistente. Dove la mano di Edoardo Gellner era molto presente. Un altro tassello del complesso lavoro di avvicinamento alle Olimpiadi e al tema del viaggio e dell’ospitalità.

Questo è il progetto dei progetti! Da sempre siamo ammiratori delle opere di Edoardo Gellner, conosciamo le sue opere e il percorso sviluppato qui a Cortina. Il motel Agip, quando eravamo piccoli, era il motel da viaggio nell’immaginario collettivo. Era il 1956, diventò subito il simbolo di Cortina e delle Olimpiadi, un motel con autorimessa a cavallo tra due strade su due diversi livelli in una struttura di calcestruzzo faccia a vista tamponata da tavolati in legno, elemento della tradizione dell’architettura alpina. Il progetto di ristrutturazione prevede il recupero della sua originaria funzione, per le Olimpiadi del 2024. Siamo intervenuti applicando al manufatto tutto quello che abbiamo imparato sul modo di intendere l’architettura in montagna. Siamo partiti da un lungo lavoro preliminare nell’archivio di Gellner, scoprendo che lui non amava particolarmente questo lavoro, era intervenuto ad opera già iniziata, fra l’altro il suo progetto per il tetto fu anche bocciato. Noi abbiamo usato questo progetto e ora, il motel Agip è quasi simile allo stato iniziale in cui operò Gellner. L’idea è piaciuta al committente, alla Soprintendenza e al Comune di Cortina. Fare del Motel una struttura ricettiva a 5 Stelle ma caratterizzata da un continuo rimando al design. Ad esempio, vi sarà una camera tutta originale Gellner, e molti angoli vedranno il tocco di questo straordinario architetto.

Nel 2008 avete unito i vostri studi. Una decisione che vi ha premiato e che vi porta a essere fra i principali protagonisti nel futuro del comprensorio di Cortina.

Da una situazione di concorrenza professionale siamo arrivati all’unione delle rispettive competenze e clienti. Silvia lavorava, principalmente, nel settore retail, oltre che essere l’art director di Dainese, mentre io operavo prevalentemente nel museale e negli allestimenti. Entrambi avevamo una notevole esperienza di comunicazione in grandi gruppi industriali, come Finmeccanica e Ferrovie dello Stato, e questo ultimo aspetto ci ha permesso di conoscere tecnologie e materiali innovativi, utilizzati anche nel settore aerospaziale, acquisendo un grado di conoscenza altrimenti difficile da reperire nell’edilizia tradizionale. I nuovi lavori di architettura vivono anche di queste esperienze, che ci hanno anche permesso di entrare con competenza nel mondo delle opere pubbliche, dei restauri dei siti archeologici, nel rapporto complesso con le Soprintendenze. Questo ci ha aiutato in particolare a Cortina, territorio caratterizzato da importanti vincoli paesaggistici. Siamo dunque convinti che possiamo proporre e realizzare dei progetti ideali per la specificità di queste zone e, in proiezione, per le Olimpiadi e in generale per l’ospitalità e le attività sportive del territorio.