Spagnulo & Partners

Arricchire un progetto architettonico con un racconto intellettuale è quello che fanno SPAGNULO & PARTNERS, gli architetti milanesi che usano lo storytelling come cifra stilistica. I pastori del Qatar, la musica di Schoenberg e la regina Margherita sono fonte di ispirazione

di Laura Verdi

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Gli architetti del gruppo Baglioni si raccontano a Guest. Dall’approccio sartoriale al dialogo tra soggetto e luogo, luogo e contesto progettuale, sempre alla ricerca di una storia da raccontare oltre l’elemento morfologico. Spinti dalla grande passione per i materiali e la cura del dettaglio, con Spagnulo & Partners il design italiano diventa un connubio tra progetto intellettuale e realizzazione artigiana. Il lusso non è più mera ostentazione di ricchezza e di consumo effimero ma impronta del “fare italiano”.

Come nasce il vostro approccio all’hospitality?

Il nostro primo incarico nasce da un concorso al quale abbiamo partecipato più per gioco che per convinzione. Eravamo stati invitati a progettare un hotel della catena Baglioni a Budapest. Abbiamo realizzato la struttura, mai aperta a causa della crisi ungherese, ma nel frattempo abbiamo conosciuto il gruppo, che ci ha testato facendoci realizzare alcune camere e poi ci ha dato piena fiducia. Questo perché siamo riusciti a coniugare progetti di grande valore estetico con la capacità di gestire il cantiere, controllare i costi e le tempistiche. Una nostra caratteristica è quella di fornire al cliente un grande servizio di consulenza nella progettazione che si traduce in ore e ore di disegno di dettagli, con la produzione di 3D che aiutano il committente a capire come verrà realizzato il progetto, accuratezza nella scelta delle finiture e moodboard con materiali reali per ogni camera.

Qual è il vostro elemento di distinzione?

Ci distinguiamo rispetto ad altri, in particolare dagli studi stranieri, perché arriviamo a un livello di dettaglio molto elevato, producendo disegni di mobili anche in scala uno a due. Curiamo direttamente la progettazione esecutiva, disegniamo i nodi e i dettagli costruttivi con grande rigore. Questo è un vantaggio per il committente, perché i contractor, sulla base di disegni così dettagliati, devono fare dei preventivi molto precisi che non si discostano poi dal consuntivo finale, evitando spiacevoli sorprese.

Ma soprattutto, a ogni progetto diamo un contenuto che va oltre il concetto estetico. Noi non facciamo solo dei progetti belli ma facciamo progetti con un significato. E questo è molto importante quando, come nel caso degli hotel, i progetti si raffrontano con aspetti economici e di business molto precisi. Costruire delle storie intorno a un progetto alberghiero, condivise con il cliente, significa anche dare un contenuto che può poi essere speso per raccontare qualcosa che va oltre l’immagine.

Ma quali sono i vostri riferimenti per creare una storia?

Nei nostri progetti giochiamo a fare dichiarate citazioni, quasi un virgolettato. A Milano abbiamo citato più volte Villa Necchi di Portaluppi o le opere di Fausto Melotti, un giusto omaggio a personaggi che ci affascinano e che hanno segnato un’epoca, ai quali tutti noi in maniera consapevole o inconsapevole attingiamo. Quando ci hanno chiesto di disegnare dei pannelli decorativi per la zona bar del Carlton Baglioni di Milano, ci siamo rivolti a un compositore di musica dodecafonica e abbiamo riprodotto su pannelli in rame un suo spartito. Volendo, sedendoti al piano puoi suonare quei pannelli. Il segno grafico finale è meraviglioso, sembra un Kandinskij. Ora stiamo facendo un progetto di restauro di Palazzo Portinari a Firenze, che ospiterà delle residenze di lusso. Quella dei Portinari è una delle famiglie italiane più antiche e importanti che ha costruito un pezzo di storia d’Italia. Per il progetto siamo partiti da loro, dai personaggi, dedicando ogni stanza a un componente diverso e raccontando una storia ispirata a quel personaggio. Ad esempio, nella stanza dedicata a Lionardo Salviati, uno dei promotori dell’Accademia della Crusca, il tema è quello della lingua italiana e tutto questo diventa storytelling.

Stiamo anche progettando un hotel a Doha di trecento camere. In questo contesto ci siamo riallacciati a un tema molto importante per il Qatar che è quello della pastorizia e dell’architettura legata a questa attività: portali particolari, intagli del legno tipici, tutta una serie di elementi che abbiamo reinterpretato, mescolando tradizione e contemporaneità, e intorno ai quali abbiamo costruito il progetto. Nella Roman Penthouse al Regina Baglioni – residenza della regina Margherita a Roma – abbiamo invece giocato sul lusso decorativo Art Decò, lo stile con il quale è stato costruito il palazzo.

Riuscite a fare progetti e a realizzarli in tempi molto brevi, per fare un esempio un ristorante aperto solo dopo 4 mesi dal primo schizzo progettuale. Come siete organizzati?

Si parla molto in questo periodo di progettazione integrata che altro non è che fare più cose nello stesso tempo, bene e in fretta. Incominci a disegnare i mobili mentre già stai pensando all’impianto di condizionamento. Questo presuppone una grande capacità organizzativa e velocità nel prendere decisioni. Quando c’è un grosso progetto gli destiniamo un team con un project manager che prende in mano tutta la commessa, organizza il lavoro degli altri e comunica con il committente. All’interno del team ci sono microsistemi specializzati ognuno in un settore come le pratiche autorizzative o la sicurezza in cantiere. Poi abbiamo un team specializzato nell’art direction, visual e concept, che segue in maniera trasversale tutti i progetti di interior. Questo per garantire sempre lo stesso livello qualitativo. Poi abbiamo chi è dedicato al book specification, con una grande competenza nei materiali e che tiene tutti i rapporti con i fornitori. Infine, un altro team si dedica al disegno tecnico, soprattutto per il settore dell’arredo.

Oltre agli alberghi vi dedicate anche a ristoranti che si rivolgono a un’utenza alta, deputati a enfatizzare uno stile ricercato e caratterizzati da un certo tipo di accoglienza. Ci sono degli elementi distintivi e riconoscibili per questa tipologia di progetti?

Uno dei ristoranti che abbiamo riprogettato è il famosissimo Giannino, locale milanese che racconta la storia della ristorazione meneghina da oltre cent’anni. L’input dei nuovi proprietari è stato quello di dare vita a un ambiente moderno che sapesse dialogare con la tradizione, mantenendo quell’eleganza aristocratica tipicamente  milanese. Una particolarità tipologica di questo ambiente è l’aver tenuto ben separate la reception, dedicata al ricevimento degli ospiti, e l’area ristorazione. E questo è un modo molto forte per sottolineare l’importanza attribuita al cliente, che viene ricevuto con la massima attenzione, messo a proprio agio e accompagnato al tavolo.

La stessa cosa avviene anche per gli hotel di un certo livello. Come in tutte le location Baglioni, nelle quali grande attenzione è stata dedicata alla zona reception. Molto carina la tendenza di questi ultimi anni di far fare il check-in tramite app, ma esula decisamente dal concetto di accoglienza di una certa fascia di hotel. Ci sono alcune icone del modus operandi dei luoghi deputati al lusso che restano intoccabili.

Avete una cifra stilistica riconoscibile?

Ascoltare con grandissima attenzione questa è la nostra cifra stilistica. Quello che distingue i nostri progetti sono i contenuti di cui abbiamo parlato prima, andando oltre gli aspetti meramente morfologici. Stile, nel senso comune del termine, è una brutta parola e una gabbia che imbriglia la creatività. Per me lo stile è uno strumento che usi per dialogare con gli altri, è come un vestito da cambiare a seconda delle circostanze. Infatti i nostri progetti sono uno diverso dall’altro.La nostra filosofia è realizzare progetti sartoriali, su misura e ogni volta differenti, che tengano conto di alcuni aspetti fondamentali: la coerenza con la poetica del progetto, le identità del luogo, le caratteristiche culturali dell’architettura esistente. Non condividiamo un approccio stilistico orizzontale, che funzioni per tutti i luoghi e uniformi le esperienze di progetto. Questo è piuttosto come un viaggio, in cui scopri di volta in volta stimoli e storie differenti, con linguaggi che si articolano in maniera diversa a seconda del racconto che si è chiamati a fare.

Come interpretate l’ospitalità italiana nel mondo?

Possiamo parlare dell’ultimo progetto Baglioni che stiamo realizzando a Dubai. Baglioni secondo noi è il brand che meglio identifica il lusso italiano, per i servizi e per la cura del dettaglio. L’ospitalità italiana nel mondo si distingue per eleganza, capacità di mescolare colori e materiali, ma soprattutto per l’attenzione al dettaglio, che è la cifra del lusso. Questa è l’italianità. E questo è quello che cercano all’estero.

I nostri progetti che si rivolgono alla fascia alta, spesso in località molto esclusive, realizzano un’idea di lusso fatta di modernità morfologica, di particolari esclusivi e di grande cura nella realizzazione. Il lusso è una macchina molto complessa, non fatta solo di immagine e marchi, ma soprattutto di grande lavoro e fatica, in cui soggetti diversi concorrono nella ricerca della perfezione. La differenza la fanno quindi la preparazione e la professionalità.