Sofia Gioia Vedani

Creativa, sorprendente, originale e intuitiva: Sofia Gioia Vedani ti travolge e trasmette, fin dal primo incontro, tutta la sua straordinaria energia e carica positiva. Amministratore Delegato di Planetaria Hotels e, al tempo stesso, architetto con una sua precisa visione del design al servizio dell’ospitalità.

di Antonia Zanardini

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Creativa, sorprendente, originale e intuitiva: Sofia Gioia Vedani ti travolge e trasmette, fin dal primo incontro, tutta la sua straordinaria energia e carica positiva. Amministratore Delegato di Planetaria Hotels e, al tempo stesso, architetto con una sua precisa visione del design al servizio dell’ospitalità. Ed è proprio questo suo duplice ruolo – quasi un unicum nel settore – ad avermi incuriosito. Conosco i suoi hotel e li trovo davvero unici, un perfetto mix di stile, charme e accoglienza. Ognuno è diverso dall’altro, ma in tutti si percepisce, fin dall’ingresso nella hall, un lusso soffuso e non ostentato, quell’eleganza “sussurrata” che si compone di infiniti dettagli. Un’armonia che pervade gli ambienti e che trasmette il senso più profondo e autentico della parola “accoglienza”. Siamo nella splendida lounge dell’Enterprise a Milano, tante le domande che le voglio fare, l’intervista comincia… ovviamente con un suo sorriso.

 

Planetaria Hotels nasce da una visione dell’ospitalità originale e lontana dalle convenzioni: quali i suoi elementi distintivi?

Se dovessi riassumere la mia visione dell’ospitalità in poche parole, userei: eccellenza, declinata all’interno di un racconto che interpreta lo spirito dei luoghi, capace di restituire atmosfere e suggestioni fatte di qualità, bellezza, sensazioni gustative, olfattive, tattili e sonore, che coinvolgono la sensorialità tout court e che riescono a trasmettere un caloroso senso di accoglienza.

Nessuna standardizzazione, quindi…

La standardizzazione della customer experience è un concetto superato da tempo a beneficio della massima personalizzazione dell’offerta, dell’unicità. Ma non solo, il progetto Planetaria rappresenta un’ulteriore evoluzione, più avanzata, ispirata a una filosofia che pone al centro di ogni progetto lo spirito del luogo, il suo tessuto urbano e di relazioni sociali, che diventano protagonisti di una narrazione coerente e al tempo stesso originale.

Da quali elementi scaturiscono unicità e originalità?

Ogni nostra struttura nasce da un progetto di riqualificazione in cui la rottura dello schema, l’abbandono della rigidità, lo spostamento del punto di osservazione, il pensiero laterale diventano strumenti creativi per superare i vincoli dell’esistente, generando soluzioni improntate a una sintassi estetica ed emozionale fortemente individuale e ricca di personalità.

Il genius loci è sempre il punto di partenza e di ispirazione?

Gli spazi, il contesto urbano, la loro vocazione e storia sono una sorta di diapason che ispira, genera e dà l’intonazione al percorso progettuale che decidiamo di intraprendere, per poi trasmetterlo e condividerlo con gli ospiti e con tutti i collaboratori. Perché condivisione e coinvolgimento sono elementi imprescindibili nel comunicare lo spirito e la personalità del progetto: solo così lo staff risponde a questo diapason virtuale come un’orchestra affiatata, che segue lo spartito ma al tempo stesso lo arricchisce con la propria interpretazione, proprio come avviene in un’orchestra. Orchestra che può contare anche sul contributo di grandi direttori come Damiano De Crescenzo, direttore generale del gruppo Planetaria Hotels e di una delle perle più belle e all’avanguardia della nostra collezione, l’Enterprise Hotel di Milano.

Segui solo la tua intuizione o fai anche dei test? Delle prove preliminari?

Se il punto di partenza è un’intuizione, una suggestione, la forma che prende va poi naturalmente verificata sul campo: un campione, un numero ristretto di camere e ambienti in cui sperimentiamo preventivamente le soluzioni sviluppate in fase di progetto. Una fase importante, che ci permette di capire se e in che modo i nostri ospiti recepiscono ciò che abbiamo concepito. Per ricorrere ancora una volta a una sintesi: il fil rouge che unisce tutte le strutture Planetaria è l’eccellenza – dell’accoglienza, del servizio, del design, della tecnologia – declinata ogni volta in modo diverso e coerente con lo spirito e la personalità del luogo.

Come possiamo definire, secondo la vision che ispira il mondo Planetaria, una struttura di successo?

La risposta discende direttamente dall’approccio al progetto di cui ho appena parlato. Successo è rifuggire dall’omologazione, mostrare carattere, personalità e identità, proporre agli ospiti una narrazione unica. Perché l’originalità e la ricercatezza slegate dal contesto possono forse tradursi in un raffinato esercizio estetico, ma non comunicano l’identità che ogni hotel Planetaria deve possedere. Risiede in questo il senso del rispetto dei luoghi e della loro sacralità, delle loro trasformazioni nel tempo e anche dei vincoli che questi spazi dettano, perché è il vincolo a generare la tensione creativa capace di tradursi in un esito davvero originale e autentico. E che come tale viene percepito da chi si trova a vivere quei luoghi.

Uno degli elementi che accomuna i “pianeti” della galassia Planetaria è il rigore metodologico e realizzativo con cui tutte queste suggestioni creative vengono tradotte in atto…

Rigore che è infatti il secondo elemento chiave di tutti i concept, basato su una serie di scelte che ritengo irrinunciabili. In ogni progetto, ad esempio, dedico la massima attenzione alla scelta dei materiali, che devono essere di qualità, adatti alla funzione che sono destinati ad assolvere e capaci di conservare la loro bellezza nel tempo. Non solo per una scontata questione estetica, ma anche funzionale ed economica. Ogni hotel destinato a durare vive nel tempo numerose trasformazioni. Creare un contesto, un “palcoscenico” funzionalmente e qualitativamente eccellente rende molto più facili queste trasformazioni, consentendo di mantenere alcuni segni materici ed estetici che in futuro accoglieranno, valorizzandoli al meglio, i cambiamenti e gli elementi di novità. Accanto a questi elementi di continuità funzionale vi sono poi dei fili conduttori che accomunano il racconto estetico di Planetaria. Uno di questi è anche il mix-match, la deliberata dissonanza che genera esiti di grande raffinatezza e personalità: elementi di design e pezzi iconici convivono nei nostri ambienti con oggetti semplici e “sdrammatizzanti”, creando un mix unico e originale, che rappresenta uno dei nostri marchi di fabbrica. Mix che è uno degli elementi di ciò che per me è accoglienza: un dettaglio, un particolare, una piccola attenzione, capaci di donare all’ospite la sensazione di essere accolto non con fredda anche se indispensabile professionalità, ma con autentico calore ed empatia.

E’ questo il tuo touch personale?

Sicuramente uno degli elementi che più lo identificano. Un racconto fatto di insieme e di dettaglio, di particolari ricercati e di elementi dinamici, talvolta giocosi, di continua ricerca e ripensamento di ciò che è eccellenza nell’ospitalità e di tutti i singoli gesti che la compongono. Gesti semplici e spontanei, perché è nella spontaneità la chiave della loro eleganza e bellezza. Per questo, ad esempio, anche nella scelta dello staff diamo la massima importanza alle capacità di relazione spontanea ed empatica con gli ospiti, senza imporre vincoli di protocollo ma lasciando i collaboratori liberi di usare la propria sensibilità per utilizzare l’approccio che percepiscono migliore, con intelligenza emotiva, naturalezza, autenticità. Non credo nella necessità di stupire a ogni costo o nell’abusato ”effetto wow”: credo in un’accoglienza capace di trasmettere benessere profondo grazie a una regia capace di coniugare raffinatezza e semplicità, ricercatezza estetica e naturalezza, comunicati attraverso tutti i cinque sensi. Non solo la vista, quindi, che è certo il senso più immediato ma anche quello più intellettualmente mediato. Sensazioni tattili, olfattive e uditive sono fonti di una percezione del benessere più diretta e istintiva, e che proprio per questo si fissa in maniera indelebile nell’inconscio profondo. Rendendo l’esperienza Planetaria indimenticabile.

 

 

Gruppo Planetaria, l’emozione dell’ospitalità

Lontano dallo stile asettico e dagli schemi standardizzati, alla ricerca di un’ospitalità innovativa nel servizio e attenta al dettaglio, capace di trasformare ogni luogo in un posto unico nel cuore delle più belle città d’arte italiane così come in suggestive location fuori porta. E’ questa la vocazione di Planetaria Hotels, gruppo alberghiero italiano nato alla fine degli anni ’90 dalla scelta del Gruppo Vedani, nota famiglia di imprenditori milanesi, di diversificare e ampliare la propria attività che da più di cent’anni opera nel settore dei metalli. Alla sua guida Sofia Gioia Vedani, che ha infuso in questa innovativa esperienza un concept inconfondibile: ciascun hotel del Gruppo, sia all’interno di un edificio storico di rilievo restaurato nel rispetto dell’identità o in un singolare contesto architettonico contemporaneo, restituisce un’atmosfera diversa e rappresentativa del contesto urbano in cui si trova per proporre esperienze di viaggio uniche e indimenticabili. Del gruppo Planetaria fanno oggi parte Château Monfort, Enterprise Hotel, Residenza delle Città e Milan Suite Hotel a Milano, Best Western Villa Appiani a Trezzo sull’Adda, Ville sull’Arno a Firenze, Grand Hotel Savoia e Hotel Continental a Genova, Hotel Pulitzer a Roma e, sempre nella capitale, la new entry Leon’s Place.