Sister City New York

Primo albergo della nuova linea di hotellerie sviluppata da Atelier Ace, Sister City è un ristoro sensoriale incastonato in una delle vie più dense di storia della città, la Bowery, strada di confine tra la patinata Soho e il Lower East Side

di Paola Camillo

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Sister City NYC è un distillato di forma e funzionalità. La famosa composizione 4’33 di John Cage – tre tempi di silenzio della durata di quattro minuti e trentatré secondi – ispira idealmente il battito dell’hotel, mentre il design segue l’ottimizzazione dello spazio. Primo albergo della nuova linea di hotellerie sviluppata da Atelier Ace, Sister City è incastonato in una delle vie più dense di storia della città, la Bowery, oggi strada di confine tra la patinata Soho e il Lower East Side dei nottambuli e, un tempo, scena assoluta del punk con il famoso locale storico CBGB a fare da magnete nella NYC dei ’70-80.

A dispetto del ritmo incalzante e affannoso della città che lo ospita, Sister City vuole offrire un momento di assoluto ristoro sensoriale, una pausa dalla sovreccitazione di stimoli visivi e sonori della Grande Mela. Nel concepire l’hotel – un esile palazzo di undici piani per duecento camere in tutto -, i creativi di Ace hanno deciso di procedere per sottrazione: le stanze giustappongono mobili modulari in legno di ciliegio a tessuti semplici di tonalità grigio-verde, lo spazio è ottimizzato con appendiabiti e desk a scomparsa, mentre il lavabo incastonato nel vano decorato “a terrazzo” della zona notte crea un micro-spazio beauty in un ambiente altrimenti privo di concessioni alla vanità. Molte delle stanze sono dotate di eteree lampade Noguchi numerate, un’altra delle poche caratterizzazioni in un tono volutamente neutro e meditativo.

Camere con vista

Sister City è un’interpretazione in chiave newyorchese della categoria “camera con vista”, dove la vista è quella sulla foresta urbana, con il suo mix di cemento, mattoncini rossi, volumi di alluminio e vetro in altezze e scale diverse. Ed è così, da lontano e nell’aria, che si celebra il legame con la città.

Sviluppando il tema dell’essenzialità, si è scelto di snellire anche le operazioni di accettazione all’arrivo, scegliendo un servizio di auto check-in, che si effettua in piccoli chioschi disposti all’ingresso della lobby.

Lo spazio comune della lounge d’ingresso è arredato con divertenti divani dalle spalliere “a gradini”, ispirati agli Anni ’70, mentre le pareti a intonaco, cui gli artigiani dello studio Callidus Guild hanno mescolato polvere di marmo, riecheggiano intagli primordiali, scanalature e trame appena percettibili delle superfici. Il soffitto in vetro colorato e i pavimenti piastrellati completano le aree comuni dell’hotel.

Mescolando alcuni elementi dell’estetica millennial a un tono radicalmente pacato, Sister City vuole essere “un’esperienza olistica”, spiegano da Atelier Ace. “Nato dalla filosofia Less, But Better, l’albergo distilla l’esperienza dell’ospitalità alle sue parti essenziali, promuovendo l’efficienza e l’equilibrio attraverso una tecnologia intuitiva e un design attento”, dice Kelly Sawdon, chief officer di Atelier Ace.