Palazzo Daniele, minimale e maestoso

Palazzo Daniele, a Gagliano del Capo, invita i suoi ospiti ad abbracciare l’assenza. Un progetto di Ludovica + Roberto Palomba in cui il minimalismo dialoga con lo splendore del XIX secolo

Antonia Zanardini

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In un’era caratterizzata da eccessi, l’invito ad abbracciare l’assenza è davvero una proposta originale e insolita. È questo il principio alla base di Palazzo Daniele, esclusivo resort di sole nove suite situato nell’antico palazzo di famiglia del filantropo Francesco Petrucci. Situato nel villaggio di Gagliano del Capo, l’edificio è ritornato alle origini e ai suoi elementi essenziali: i muri non protetti mostrano le crepe del tempo e letti austeri occupano una posizione centrale, aumentando la grandeur dei soffitti originali affrescati e dei pavimenti a mosaico. Proprietà sorella del G-Rough di Roma, Palazzo Daniele mescola il meglio dell’arte italiana, del design e della gastronomia in una composizione autentica e ben integrata.

Rigore monastico

Lontano dai percorsi turistici, Palazzo Daniele si trova a Gagliano del Capo, un piccolo villaggio del Salento, zona rinomata per la sua affascinante mescolanza di architettura neoclassica, barocca e bizantina. Costruito nel 1861, anno dell’unificazione d’Italia, il palazzo fu progettato in stile neoclassico e con una serie di cortili e lussureggianti esterni mediterranei. Nuovamente immaginato e riprogettato da Ludovica Serafini e Roberto Palomba, oggi Palazzo Daniele emerge come armonioso dialogo fra un sublime minimalismo e lo splendore del XIX secolo. Ispirandosi all’idea di assenza, i due designer hanno solo “scrostato la vernice” preservando l’integrità della struttura architettonica attraverso il restauro degli affreschi e dei pavimenti originali, creando così un eccezionale sfondo per la collezione d’arte del palazzo. Lavori commissionati appositamente per alcuni spazi dal Petrucci, come per esempio una lampada di Luigi Presicci, degli sgabelli di Nicolas Party, una scultura di Roberto Cuoghi e una litografia di Carla Accardi sono posizionati vicino ad antichi ritratti e a motivi di design neoclassico. La trasformazione di Palazzo Daniele si estende anche alla struttura dell’edificio. I grandi salotti d’ingresso sono oggi spazi ampi e spettacolari, mentre le suite vantano una posizione invidiabile nel retro del palazzo, con vista sui cortili e sulla piscina baciata dal sole, o la piazzetta centrale di Gagliano del Capo. Incorniciate da soffitti a volta, le suite mostrano uno spirito monastico, con spazi poco arredati per mettere in evidenza l’impattante design dei pezzi che rendono sfumata la line di separazione fra funzione e arte. La Junior Suite e la Royal Junior Suite hanno letti matrimoniali e armadi dalla struttura in acciaio nero disegnati su misura da i due Palomba. Il bagno è stato concepito come una vera installazione d’arte, in cui una doccia a pioggia cade da un soffitto alto sei metri dentro a una vasca progettata dall’artista Andrea Sala. Un pezzo di design straordinario, il lightbox di Simon d’Exea si rivela perfetto per illuminare le suite e le opere d’arte contemporanea di Claudio Abbate, Eva Jospin e Christian Frosi. Fra le suite spicca l’aristocratica Suite Appartamento, che occupa un’intera ala del palazzo e ha ingresso indipendente, cucina privata, salotto e sala da pranzo e tre camere da letto con bagni privati. Ben duecento metri quadrati caratterizzati da una perfetta combinazione di patrimonio culturale, design minimale e arte mozzafiato, inclusi il “Pocket” di Mohamed Namou e il “Prototipo Macchina per la Conquista del Mondo” di Sergio Breviario.

Ispirandosi all’idea di assenza, i due designer hanno solo “scrostato la vernice” preservando l’integrità della struttura attraverso il restauro degli affreschi e dei pavimenti originali: un eccezionale sfondo per la preziosa collezione d’arte del palazzo