Pacai: Suggestioni Baltiche

L’Hotel Pacai, nel vivace centro storico della capitale lituana, propone una suggestiva ricetta di ospitalità in cui vecchio e nuovo si incontrano in una felice contaminazione

di Roberto Negri

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Si è ritagliato uno spazio di grande suggestione e attrattiva l’Hotel Pacai, prima struttura del network Design Hotels a Vilnius, capitale della Lituania rinomata per l’architettura barocca la cui impronta, visibile soprattutto nella città vecchia, fa da palcoscenico a questa piccola ma preziosa perla dell’hotellerie. Ed è proprio per conservare intatta la relazione con la storia di questi luoghi che il progetto del Pacai è stato affidato a un team di architetti e interior designer locali, che ne hanno curato l’inserimento sull’arteria principale del centro storico medievale con una scelta stilistica decisamente originale.

Il suggestivo prospetto principale della struttura, di chiara impronta classica, diventa una sorta di quinta architettonica in cui trova spazio un’originale contaminazione di manufatti storici e design contemporaneo a rappresentare idealmente quella fusione fra tradizione e modernità che ne anima lo spirito più profondo.

E di storia l’edificio che oggi ospita il Pacai ne ha davvero tanta. Una storia che affonda le sue radici addirittura nel 1667 quando Mykolas Kazimieras Pacas, atamano del Granducato di Lituania e membro dell’influente famiglia Pacai, acquista due edifici adiacenti e li trasforma in una delle più sfarzose dimore nobili di Vilnius, affidandone la realizzazione agli stessi architetti e decoratori della chiesa di San Pietro e San Paolo ad Antakalnis e del monastero Pažaislis di Kaunas, considerati due capolavori del Barocco lituano.

Conservare e trasformare

Per creare un’esperienza di ospitalità in sintonia con l’importante retaggio culturale l’architetto Saulius Mikštas ha adottato un approccio al tempo stesso trasformativo e conservativo, volto a preservare il maggior numero possibile di elementi architettonici originali fra cui la corte interna, le arcate e gli affreschi originali, in larga parte di epoca Barocca, che decorano gli interni dell’edificio, riportati alla luce grazie a un certosino lavoro di restauro. Scalinate, statue e un gran numero di manufatti storici sono diventati elementi connotanti dell’edificio, la cui riqualificazione ha aggiunto due ulteriori piani – per un totale di cinque – coronati da una nuova copertura che ne riprende lo stile Barocco.

Una sorta di “time capsule”, in cui ethos culturale e modernità camminano fianco a fianco all’interno di una struttura che, prospettando sull’ampia corte interna, si apre idealmente a una socialità sospesa tra vecchio e nuovo mondo, una sorta di riflesso dell’anima di una città in cui oggi convivono suggestioni medioevali e scintillanti grattacieli.

Vocazione perfettamente riflessa anche nelle 94 camere e nelle 10 suite: colonne affrescate, tessiture murarie e travi originali sono state riportate con cura alla luce per fare da sfondo all’essenzialità modernista degli arredi, declinati in una palette di colori tenui in cui dominano le tonalità del grigio e del bruno, riprese anche negli spazi comuni del Pacai fra cui brillano due nuovi concept gastronomici curati da Nordic Food Republic, già creatori del celebrato Noma di Copenaghen.