Moya by Maurizio Lai

Al Moya, nuovo ristorante asiatico a Mariano Comense, stringhe di luce, fluidità scultoree e tonalità boreali definiscono un nuovo livello di esperienza, tra spazio e cibo

di Marta Germani

foto di Andrea Martiradonna

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Maurizio Lai ha disegnato con cura sartoriale un luogo in cui luci, colori e geometrie astratte delineano un linguaggio compositivo creativo e inatteso. Nel progetto del ristorante Moya, installazioni luminose e tagli geometrici ricorrono all’interno di un contenitore essenziale, costruendo un’identità inedita, lontano dall’immaginario collettivo di una ristorazione asiatica standardizzata.

L’uso sapiente della luce, segni artistici ed effetti scenici ci raccontano un’idea di futuro plausibile e accogliente. Il progetto di interior si sviluppa in un racconto materico, sensoriale e cromatico, che si articola nei diversi ambienti per coinvolgere ed amplificare la percezione visiva.

La riconfigurazione architettonica dell’edificio preesistente si evidenzia con il progetto di facciata, in un processo di sottolineature e accenti svolto da elementi luminosi lineari, mentre ampie vetrate rendono permeabile lo spazio interno.

La sinergia tra architettura, design e gesto artistico, che caratterizza il lavoro di Maurizio Lai, trova emblematica rappresentazione in una installazione luminosa all’ingresso del ristorante. Firma tridimensionale, stringa di energia fluida e rampicante che attraversa lo spazio, domina la hall sviluppandosi in altezza fino al piano superiore e introduce un tema di dinamismo e verticalità.

A fare da quinta, una parete in vetro color verde smeraldo con una scansione verticale di punti luminosi. Superfici scure in specchio bronzato rivestono le pareti del vano scale riflettendo l’installazione all’infinito, dilatando lo spazio e la sua visione.

La grande sala centrale si caratterizza per una scansione regolare di stampe digitali su lastre di policarbonato retroilluminato che definisce un paesaggio essenzialmente acquatico.

A contrasto con il calore dei rivestimenti lignei della sala, richiama le tonalità delle modulazioni di colore sulle pareti dove le luci disegnano su vetri policromi il senso di una perpetua aurora boreale e la scultura orizzontale che mette in scena geometrie circolari. Altri complementi luminosi in vetro retroverniciato, nati da questo primo segno, si trovano diffusi negli spazi di raccordo, accompagnando lo sguardo degli ospiti con la propria presenza.

Gli spazi di degustazione, sviluppati su due piani, sono caratterizzati da un racconto cromatico che ai toni scuri dei rivestimenti contrappone elementi in vetro e tratti luminosi. La luce emerge come segno progettuale distintivo e i numerosi elementi progettati su misura amplificano l’esperienza visiva, combinando retroilluminazione, proiezione e illuminazione a incasso al rivestimento materico, ligneo e vellutato, oppure ceramico e vitreo.

Il prospetto frontale della reception, in vetro accoppiato arancione retroilluminato, intercalato da listelli in legno impiallacciato, anticipa una scansione metrica e materica che ricorre nelle boiserie, i separè, i banchi bar e sushi.

I soffitti propongono il motivo della scansione geometrica su disegno, a effetto parametrico, declinata nei differenti ambienti con materiali diversi, cadenzati da effetti di luce soffusa. I pavimenti sono in gres effetto pietra, panche e sedute hanno struttura in ferro verniciata a polvere, con rivestimenti in tessuto. Nella sala al piano terra – che affaccia sul giardino privato attraverso un’ampia vetrata – le suggestioni naturali vengono amplificate dall’utilizzo del vetro, che Maurizio Lai sceglie per creare una sequenza di elementi separatori illuminati in costa. Mentre le scansioni verticali sono usate per dividere lo spazio con un effetto prospettico diffuso, richiamando i toni acquei delle installazioni luminose a parete.