Mandrake Hotel

Fantastico, magico, onirico e irrazionale, capace di stimolare le più svariate e imprevedibili associazioni: a Londra, nel quartiere di Fitzrovia, ha aperto The Mandrake, un lussuoso boutique hotel che esplora le virtù afrodisiache della pianta da cui prende il nome

di Alessia Delisi

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Deve il suo nome alla mandragora, pianta antropomorfa cui si attribuivano virtù magiche e proprietà afrodisiache, The Mandrake, lussuoso boutique hotel che ha aperto i battenti nel quartiere londinese di Fitzrovia e che rende omaggio alla guarigione, alle energie positive, ma anche agli intrighi. I suoi frequentatori sono persone dalla mente aperta e creativa: a loro, come in un breviario di magia, l’hotel di proprietà di Rami Fustok dichiara di rivelare il proprio capolavoro di famiglia, dove gli interni della sorella Tala riflettono le eccentricità del capoluogo britannico e dialogano con i quadri del fratello Malec e le surreali sculture della madre Bushra Fakhoury. Niente è come sembra, neppure il mitico animale – per metà antilope e per metà pavone –  che sovrasta il bar Waeska al piano terra e che è stato commissionato all’artista Enrique Gomez de Molina. «Quando abbiamo intrapreso questo progetto», spiega infatti Tala Fustok, «volevamo fare qualcosa fuori dai soliti schemi, creare uno spazio su differenti livelli che fosse mistico e sexy al tempo stesso, trasportando gli ospiti in un’altra dimensione». Et voilà: come un coniglio dal cilindro, come un paradiso artificiale, fa la sua apparizione The Mandrake.

Un santuario per l’arte e la creatività

Ci sono voluti però cinque anni perché un edificio vincitore del prestigioso premio RIBA si trasformasse nei quattro piani che compongono l’hotel, con il suo lussureggiante cortile centrale, le sue trenta camere, le tre suite e la surreale Penthouse all’ultimo piano. Nel cuore della struttura, tra gelsomini e fiori della passione, sorge Jurema, spazio progettato dagli architetti del paesaggio Bureau Bas Smets e riservato esclusivamente agli ospiti. Al secondo piano, invece, un serra piena di esotiche piante medicinali si offre come inusuale location per cene private, mentre la sala messa a disposizione per gli eventi è decorata con i murales del duo di street artist berlinesi Herakut e dell’artista PJ de Villiers. Le camere combinano arredi moderni e pezzi vintage e affiancano stranezze come piume, maschere e opere d’arte provenienti dalla collezione privata dei Fustok. Neppure il mini bar è esente da bizzarrie, perché al posto delle classiche bevande a venire messa a disposizione degli ospiti è una serie di rimedi per rinvigorire il corpo e lo spirito. Così, tra i paesaggi sonori di Pierre-Arnaud Alunni e i profumi Azzi Glasser, si consuma il soggiorno dell’apprendista viaggiatore che a poco a poco diviene parte di una messa in scena fatta di velluti e tende drappeggiate, illusionistici specchi dorati e sedie dalle forme sinuose.

Luci soffuse e voluttuose atmosfere vittoriane

Un cancello in ferro battuto invita a entrare in un tunnel fiocamente illuminato che conduce alla lobby, le cui pareti in cemento spazzolato fanno da cornice a un imponente lampadario gotico firmato Lara Bohinc e composto da trenta candele. Le luci sono soffuse, accentuando l’atmosfera edonistica che avvolge l’hotel. Complice Tala Fustok, ma anche lo studio di architettura Culture in Architecture, già responsabile degli interni del lussuoso Hotel de Crillon di Parigi. Una piccola biblioteca chiude l’ala ovest con i suoi pezzi vintage, tra cui spicca un’imponente palma dorata che si staglia contro lo sfondo nero e bronzo delle pareti. Un mix di zuccherosi colori pastello tinge il ristorante Serge et le Phoque e contrasta con la drammaticità del bar Waeska collocato di fronte. Corrimano in acciaio invecchiato caratterizzano le scale che, tra mattoni e tubature a vista, conducono alle 34 camere, veri e propri giardini dell’Eden che si aprono sulla terrazza dove, sporgendosi, si scorge il pavimento piastrellato del cortile da cui ha avuto inizio il viaggio.