Maison Armance

Tra bohème di lusso e cultura, la Maison Armance, un albergo che non sembra tale, è un luogo che bisogna meritarsi: celato agli ultimi piani di un interno parigino della centralissima rue Cambon, con una reception che dà sui tetti della città.

di Paola Vallatta

Previous Next

«Dimenticatevi quel che sapete sulla vita in un hotel, in un appartamento o in una casa, la Maison Armance è un po’ tutte e tre le cose, nel cuore di Parigi» conferma il direttore Emmanuel Gamez. Il luogo, spiegano Flora de Gastines e Anne Geistdoerfer, le interior designer a capo dell’agenzia Double G che hanno curato il progetto, «si distingue prima di tutto per il suo aspetto nascosto. L’ingresso dell’hotel non è visibile direttamente. Per scoprirlo i clienti attraversano un cortile interno, tipicamente parigino, contribuendo così al lato segreto e confidenziale dell’indirizzo. La seconda particolarità dell’albergo è la sua configurazione singolare. I clienti vengono accolti all’ultimo piano e approfittano così della vista sui tetti di Parigi, la testa tra le nuvole».

Accanto alla reception la sala per la colazione-salone, con angoli che si possono trasformare in salottini più intimi, si estende lungo tutta la mansarda del sesto piano. «La sala da pranzo – dicono Flora de Gastines e Anne Geistdoerfer – è stata pensata come un salotto letterario e artistico, con grandi tavoli modulabili e un salone privato». La palette di colori, ricca di grigi e blu di diverse sfumature e intensità, è un richiamo ai colori del cielo parigino.

Le tonalità leggere dello champagne

Una volta fatto il check-in, chi sia in cerca del massimo di confidenzialità e discrezione. non ha alcuna necessità di passare per la reception: può entrare e uscire dall’hotel come farebbe a casa propria. Le camere, tutte con parquet e stucchi di gusto haussmanniano, sono 20, tra cui sei suite, disposte su tre piani, tra il terzo e il quinto. La superficie delle stanze varia dai 18 metri quadrati di una camera superiore ai 31,5 e persino 33,5 metri quadrati delle suite più grandi. I colori, oltre a quelli già citati, del cielo, si arricchiscono di tonalità leggere che sfumano fino allo champagne. Le suite Cambon, in combinazione con la camera executive accanto, possono essere trasformate in un appartamento. In tutte le stanze ci sono riproduzioni numerate alle pareti e oggetti design, creazioni di Double G, ma anche di Paola Navone, Greta M. Grossman, Vico Magistretti e altri.

I richiami a Parigi, alla sua cultura e alla sua couture sono sparsi un po’ ovunque nell’albergo. Il nome, è un omaggio a Stendhal: «Armance» (1827) è infatti il titolo del primo romanzo dello scrittore, che visse nel palazzo sede dell’hotel agli inizi del XIX secolo; nella decorazione si moltiplicano invece i riferimenti e le strizzate d’occhio alla maison del lusso che domina la rue Cambon: Chanel. Ne è un esempio la moquette tweed che copre i corridoi.

«Ci è parso necessario introdurre dei tocchi classici nell’hotel lavorando sui volumi» concludono le designer. «La lettura del concetto deve essere semplice, evidente, senza scadere nel cliché. L’indirizzo dell’albergo, il riferimento a Chanel, hanno influenzato necessariamente il progetto, il lavoro, la selezione dei materiali per farne in qualche modo un hôtel couture, ma il filo conduttore della déco dell’albergo è quello dell’appartamento parigino, l’aspetto ‘casa’ e anche il lavoro su un art de vivre intima. L’hotel vuole essere per ogni cliente, la sua casa parigina, un luogo che ama ritrovare».