Locke at The Broken Wharf

Un moderno aparthotel adagiato sulle rive del Tamigi che lo studio Grzywinski+Pons ha ridefinito attraverso una sapiente stratificazione di ricercatezze cromatiche

di Paola Camillo

foto di Nicholas Worley

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Il nome stesso del progetto, Locke at Broken Wharf, suggerisce la profonda metamorfosi di questo sito che da vecchio dock si è trasformato in una ricercata meta hospitality. Nella nuova avventura londinese del gruppo Locke – un aparthotel adagiato sulle rive del Tamigi e prossimo al Millennium Bridge – il design è affidato alla stratificazione di ricercatezze cromatiche e decorative sulla nuda ossatura di un edificio dismesso degli anni Settanta.

Per questo lavoro, lo studio newyorkese Grzywinski+Pons ha concepito una palette inedita di colori pastello: gradazioni molto profonde (e molto British) di color toffee, rosa pallido e verde salvia che generano dei contrasti sottili ed evocativi con gli elementi di arredo. La struttura offre sia suite per brevi soggiorni che piccoli appartamenti per permanenze prolungate. Da qui la necessità di conferire allo spazio un tocco raffinato ma intimo, come il salotto della propria casa.

Negli ampi spazi comuni le numerose pensiline e cortine mobili suggeriscono tacite partizioni spaziali che definiscono le aree bar, caffetteria, ristorante e coworking. Ci sono anche piccoli spazi a nicchia dove isolarsi e rilassarsi pur rimanendo al centro della “conversazione visiva” dell’ambiente aperto.

Negli spazi condivisi i designer hanno sistemato sedie a sdraio in rattan, poltroncine e divani in pelle e in tweed di lana e, ovunque, felci, piante grasse e fiori da campo che rivitalizzano e riscaldano l’ambiente.

Nelle camere il tono si fa più riflessivo. Qui, il verde salvia che domina le pareti, porta un sapore sottilmente retrò, esaltando allo stesso tempo le finiture in rame delle lampade e quelle argentate delle tende a rete di metallo usate come separé. Da qui anche la vista esclusiva sulla Tate Modern di Herzog & de Meuron si fa elemento espressivo, esaltata e riletta attraverso i vetri fumé che la incorniciano con un effetto onirico.

Come spiegano gli architetti: “Tutto il design dell’hotel, in generale, riflette una tensione tra il sapore industriale dell’edificio e quello rigoglioso del décor, tra il senso dell’opaco e quello del lucido. Volevamo creare un’atmosfera calda e felice, il tutto celebrando l’incredibile e variegata ambientazione dell’hotel, che da un lato volge verso la serena vista del Tamigi e dall’altro è immerso nella crudezza urbana della città“.