Patricia Anastassiadis

Ciò che contraddistingue i progetti di PATRICIA ANASTASSIADIS è il modo in cui valuta il territorio in cui il progetto sarà sviluppato, considerandone le specificità culturali e i materiali locali, per esaltarne le texture e i colori. Con un unico obiettivo: fare emergere la natura profonda dei luoghi

di Antonia Zanardini

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Patricia Anastassiadis nel 1993 – a San Paolo, in Brasile – fonda insieme ai suoi partner Anastassiadis Arquitetos, studio di architettura e interior design che nell’ambito dell’hospitality si caratterizza per la capacità di sviluppare progetti originali, che si distinguono per la maniacale attenzione alla materia e ai singoli dettagli. Fra i committenti i più celebri brand dell’hotellerie internazionale, quali Four Seasons, Oetker Collection, Fairmont, Ritz Carlton, Hilton, Grand Hyatt, Tivoli, Txai Resorts, Club Med e Intercontinental, per i quali Anastassiadis ha sviluppato strutture in Brasile, Antigua, Cile, Spagna e Portogallo. Le sue creazioni evocano ricordi e impressioni che si sviluppano attraverso una linea di pensiero sofisticata e senza tempo. Perché per lei ogni progetto d’hotellerie è essenzialmente unico, capace di esprimere i valori del brand e del territorio in cui è inserito. 

Nel tuo portfolio vedo straordinari e sofisticati progetti di hotel design, per brand prestigiosi: quali gli elementi ricorrenti, la tua cifra stilistica?

Ciò che davvero contraddistingue il mio lavoro è il modo in cui valuto il luogo in cui il progetto sarà sviluppato. Ne considero le specificità culturali, i materiali locali che possiamo utilizzare, l’architettura del posto, il modo in cui le persone interagiscono con essa e la utilizzano. Mi piace anche esplorare e usare in maniera coordinata materiali, trame e colori. L’obiettivo del mio lavoro è rendere tutto questo un’esperienza piacevole, in grado di interpretare e far emergere la natura profonda dei luoghi.

Come si sta evolvendo l’hotellerie?

L’hotellerie ha vissuto un’evoluzione interessante negli ultimi vent’anni con la nascita dei design hotel. Ma lo scenario è nuovamente cambiato, soprattutto in seguito all’avvento dei servizi online come Airbnb. Anche per questo, oggi l’hotellerie sta vivendo una fase particolarmente vivace e ciò a cui oggi i brand tradizionali sono interessati è creare esperienze all’interno dei loro hotel, investendo in design, concept ed esperienze di lusso, e, non ultimo, anche con una particolare attenzione per l’ambiente. Un processo grazie al quale gli hotel stanno diventando essi stessi la destinazione, non solo il luogo in cui soggiornare.

Quali i trend emergenti che più influenzano i tuoi progetti?

Non so se possa essere definito un trend emergente, ma mi interessa conoscere l’origine e l’intera catena di fornitura dei prodotti e materiali utilizzati in un progetto architettonico o di interior design. È estremamente importante conoscere bene i fornitori e capire come l’intero processo di produzione impatta sull’ambiente, e quindi analizzarne tutti i passaggi. È una cosa su cui rifletto da tempo, e credo sia davvero il momento di occuparsene seriamente.

Fra gli hotel progettati quale consideri maggiormente rappresentativo del tuo stile?

Non riesco a indicare uno specifico progetto che identifichi il mio stile, non più di quanto possa scegliere il mio libro o la mia canzone preferiti. Mi piace pensare che ogni progetto abbia una sua storia e una sua narrazione unica, uno specifico obiettivo da raggiungere. Questo è ciò di cui sono davvero convinta. Di conseguenza, ogni progetto che realizzo rappresenta una soluzione unica, su misura.

Qual è il tuo approccio alla progettazione… come nasce l’idea e cosa la ispira?

Il mio approccio al design è unire sempre tecnica ed estetica. Il design è un’ispirazione del momento, ma è legato alla tecnica. Diversamente, parleremmo di un oggetto o di una scultura, mentre al contrario ha degli aspetti funzionali che devono essere attentamente considerati. L’ispirazione mi giunge da diverse situazioni e momenti. A volte è un particolare materiale che voglio conoscere ed esplorare, altre volte è un libro, un luogo, un’ambientazione…

E come alimenti il tuo immaginario?

Mi piace pensare di essere un’osservatrice per natura. Sono molto attenta ai dettagli. Leggo moltissimo, sono sempre alla ricerca di cose, di idee, di luoghi da scoprire… Sperimentare è il modo migliore di stimolare la mia immaginazione.

Texture, superfici, colori: qual è la tua “materioteca” personale?

Mi piacciono le fibre e le pietre naturali, il legno, la pelle… amo anche utilizzare alcuni metalli. La materia: è questo ciò che davvero ispira i miei progetti.

Mobili di serie o tailor made?

Una combinazione di entrambi, sempre. Sono (e sono sempre stata) interessata ai processi industriali, ma amo portare un tocco di sartorialità in quel mondo. Che è esattamente ciò che cerco di fare quando sviluppo un prodotto di design. Non è facile, ma si può fare.

Parlando di hotel luxury: come è cambiato negli anni il concetto di lusso? La bellezza è lusso?

Viviamo nell’epoca del post-lusso. Le cose sono davvero cambiate negli ultimi anni. I grandi brand si stanno adattando ai tempi e stando costruendo intorno a essi nuove narrazioni. Il lusso si sta evolvendo in esperienze di vita: sta diventando qualcosa di molto più personale e semplice. Quanto alla bellezza, credo sia proporzione, armonia ed equilibrio. E’ un fatto di composizione. E’ qualcosa che attrae le persone, qualcosa che desideri attorno a te. Tuttavia, non credo che bellezza significhi lusso.

Chi sono stati i tuoi maestri? E cosa ti hanno insegnato?

I miei più grandi maestri sono i miei genitori. Mi hanno davvero ispirato con la loro visione, la loro vita e con il modo in cui entrambi hanno sempre usato la creatività nella loro storia personale e nella nostra educazione. Nel campo del design e dell’architettura ammiro molti grandi intellettuali come Mariano Fortuny, Carlo Scarpa, Giò Ponti, Achille Castiglioni, Le Corbusier, Oscar Niemeyer. Amo gli esperimenti, la loro mente creativa, e ammiro il percorso che hanno compiuto alla ricerca di una voce e uno stile personali.

Quali nuove sfide ti aspettano?

Sto lavorando a un progetto davvero entusiasmante per un brand internazionale dell’ospitalità, di cui spero poter condividere presto i dettagli.

Un sogno nel cassetto? L’hotel che vorresti realizzare?

Mi piacerebbe davvero curare un progetto di retrofit per un edificio storico. E’ veramente un’esperienza che non vedo l’ora di fare, una riprogettazione finalizzata a donare un look contemporaneo a un edificio storico, con un passato interessante. Creare, insomma, una narrazione che colleghi il passato e il presente.