Hotel du Rond Point

All'Hôtel du Rond Point des Champs Élysées tutto è impeccabile e straordinariamente accogliente. Uno scrigno ovattato che Studio Dimore, codiuvato dagli architetti Vincent Bastie e Arnaud Bezhadi di Artefak, ha esaltato e reso ancor più prezioso

di Paola Vallatta

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È il lusso del vero lusso: una sorta di scrigno ovattato, silenzioso, rilassante e protettivo. All’Hôtel du Rond Point des Champs Élysées tutto è impeccabile e straordinariamente accogliente: tutto sembra fatto apposta proprio per te. Puoi sentirti re per un giorno, o, almeno, per un’ora: quella in cui hai deciso di privatizzare la piscina perché sia solo, precisamente, tua. È una piccola piscina, 13 metri di lunghezza, ma è pressoché perfetta ed è esclusivamente riservata ai clienti dell’albergo: grandi sofà a righe lungo la parete, un enorme salvagente unicorno, una luce discreta e rilassante, l’hammam.

Quest’atmosfera-bozzolo è parte dell’esprit du lieu di quest’albergo recentemente rinnovato, che è appena entrato a far parte degli hotel Esprit de France. Il palazzo appartiene, dalla fine del XIX secolo, alla famiglia di Madame Villette Vuitton, discendente diretta del celebre Louis mallettier. Negli Anni 20 ha subito una trasformazione e ha acquisito quelle caratteristiche architettoniche degli Anni Folli che lo Studio Dimore – «fucina di design, progettazione e interior» secondo la definizione di uno dei due fondatori, Emiliano Salci – coadiuvato a Parigi dagli architetti Vincent Bastie e Arnaud Bezhadi di Artefak, ha ripreso ed esaltato nella recente ritrutturazione.

Una pagina della storia di Parigi

La facciata Art Déco in pietra bianca, con gli elementi in marmo giallo di Siena e la marquise a coprire l’ingresso, racconta il primo capitolo di una storia che si declina tra marmi, velluti e tondi richiami al Rond del «Rond Point». «Vorremmo che i nostri clienti lasciassero l’hotel con l’emozione di aver letto una pagina della storia di Parigi. Il carattere intimista della decorazione e dell’arredamento, associato al passato dell’edificio, che affiora in molti dettagli, ci invita a trasmettere ai nostri ospiti una storia destinata ad affascinarli» dice Inna Doroshenko, direttrice dell’albergo.

La hall ha una linea grafica impeccabile: un lungo bancone in legno dominato da una finestra circolare fa da contraltare a una fila di divani in velluto grigio scuro, qualche tavolino e qualche poltroncina verde smeraldo. Un paio di gradini separano la reception dall’area bar, chiamato Daphné in omaggio alla scrittrice Daphné du Maurier, che prosegue poi nella sala ristorante – con la vetrata a fondi di bottiglia, le otto poltroncine disegnate da Warren Platner e ritappezzate con un tessuto leopardo, le sedie rosse e la luce discreta – nel piccolo patio e nello spazio biblioteca.

Ai piani, otto in totale, 36 camere, tra cui quattro suite: tappezzerie a righe in tre varianti di colore – verde, azzurro chiaro e acajou – o personalizzate e tutte diverse nelle suite. Sommier e testate che riprendono stampe di illustrazioni erotiche degli Anni 20, bagni squisitamente Art Déco negli stessi colori di quelli originali, piastrelle nere e crema con intarsi di tessere da mosaico dorate. I mobili e le illuminazioni disegnate da Studio Dimore sembrano richiamare il lusso dei transatlantici, il senso del viaggio, mentre le lampade sui comodini sembrano strizzare l’occhio alla Bauhaus. L’isolamento acustico è perfetto, studiato per il massimo del relax (anche se ci sono altoparlanti pure in bagno per chi voglia continuare a seguire la tv o ad ascoltare musica facendo la doccia): vero lusso nel lusso.

www.paris-hotel-rondpoint-champselysees.com

Nella hall un lungo bancone in legno dominato da una finestra circolare fa da contraltare a una fila di divani in velluto grigio scuro, qualche tavolino e qualche poltroncina verde smeraldo

Nella camere sommier e testate che riprendono stampe di illustrazioni erotiche Anni ‘20, bagni squisitamente Art Déco negli stessi colori di quelli originali, piastrelle nere e crema con intarsi di tessere da mosaico dorate