Hotel Daniel a Vienna

È dell’Atelier Heiss Architects il progetto di un hotel non convenzionale. Con interni nei quali si incrociano mobili classici, design contemporaneo e arredi originali fatti a mano

di Raffaella Oliva

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Un tempo gli alberghi cittadini erano quasi unicamente mete per turisti, oggi non più: spesso i nuovi hotel, specie quelli che si rivolgono a un target di giovani creativi e nomadi metropolitani, sono pensati come punti d’incontro anche per gli abitanti del luogo dove sorgono e questo approccio si riflette sul design d’interni, sempre più impostato secondo principi di flessibilità e multidisciplinarietà.

Ne è una prova l’Hotel Daniel Vienna, non a caso definito “molto più che un buon posto dove passare la notte” e promosso con lo slogan “Urban Stay – Smart Luxury” dall’imprenditore austriaco Florian Weitzer, proprietario della catena cui fa capo la struttura: l’idea è quella di un lusso inteso come comfort al passo coi tempi, quindi esteticamente leggero, non invadente ed economicamente sostenibile, liberato dallo sfarzo superfluo e reinterpretato in modo innovativo e giocoso.

Tradotto: in questo albergo ricavato in un edificio del 1962 originariamente progettato da Georg Lippert e Roland Rohn, cercare una hall e una sala da pranzo convenzionali è una perdita di tempo, così com’è inutile aspettarsi uno stile uniforme. Al contrario, ciò su cui l’Atelier Heiss Architects, responsabile del progetto, ha puntato per questi ambienti è un piacevole incrocio di mobili classici, design moderno e arredi originali fatti a mano. Sedie Katakana si accostano a creazioni firmate Donna Wilson e a tavoli realizzati con bancali in pallet riciclati.

Nell’area d’ingresso abbellita con piante che spuntano da valigie, una bici appesa e altre trovate sfiziose, un bancone rétro funge sia da reception, sia da cassa per l’acquisto di cappelli, borse e altri accessori.

In più c’è la Daniel Bakery, locale aperto al pubblico che funziona come panetteria, bar e bistrot, dove si nota un divano Jugendstil tramutato in un dondolo dalle tinte pop.

Al tutto si aggiunge l’installazione artistica “Misconceivable”, una barca a vela scolpita in dimensioni reali da Erwin Wurm, come fosse arenata ad alta quota: a ospitarla è il tetto dell’edificio, dove non mancano arnie e colonie di api con cui all’Hotel Daniel si fa il miele.

La volontà è di portare un po’ di campagna in città, obiettivo conseguito anche creando di fronte all’albergo un’area verde destinata a orticoltura e giardinaggio, su cui è collocata una camera extra molto peculiare: un camper del ’52 con esterno in alluminio lucido, importato dagli Usa e trasformato in una mini-casetta con tanto di riscaldamento, aria condizionata, acqua calda e bagno con vasca.

È la celebrazione di uno stile di vita sobrio e in armonia con la natura che torna nelle stanze interne arricchite dalla presenza di amache per i momenti di relax e dove i soffitti non rifiniti sono un omaggio all’essenzialità.