Gian Paolo Venier

Nomade, casual e multisensoriale: è la nuova camera d’hotel secondo Gian Paolo Venier, designer e direttore creativo per brand italiani e internazionali. Una camera che combina un’eleganza cosmopolita con originali creazioni custom e sofisticate tavolozze colori

di Laura Verdi

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Gian Paolo Venier è un viaggiatore appassionato in costante ricerca di atmosfere lontane per contaminare il suo vocabolario di design. Designer e direttore creativo a livello internazionale, la sua firma distintiva combina un’eleganza cosmopolita con la massima attenzione a materiali, trame, creazioni su misura e sofisticate tavolozze di colori. Per l’Hospitality Week riminese ha progettato un nuovo concept di camera d’hotel: un’ottima occasione per intervistarlo e scoprire la sua personalissima visione del contract e dell’hospitality design.

Cosa significa essere art director di aziende che si rivolgono al contract?

Come direzione artistica ci occupiamo di dare identità al prodotto. Con un’azienda leader nel settore della pelle, molto orientata sia al retail che al contract, stiamo sviluppando tutto ciò che ruota intorno alla seduta rivolta al mondo dell’hotellerie. Noi veniamo da una tradizione in cui lo schema tipo di un hotel era composto da una piccola lobby, un ristorante – quando c’era – un bar e a seguire le camere per gli ospiti. Oggi occorrono spazi di altra natura. Oggi c’è bisogno di spazi relazionali, sia pubblici che privati, inseriti negli spazi collettivi. Con questa azienda stiamo proprio lavorando sulle aree comuni, contestualizzando i loro prodotti; lasciando margine all’immaginazione ma disegnando prodotti che nascono già per essere collocati in contesti ben precisi.

Home e contract: come cambia la progettazione?

Il mio modo di essere progettista è molto vicino a quello dell’artigiano evoluto. Io non sono un industrial designer, non faccio prodotti in grande serie. E il prodotto che faccio per tutte le aziende con le quali collaboro, che sia la ceramica, la luce o l’arredo, è sempre legato a un alto livello di artigianalità e manualità. Un’azienda che lavora con molta artigianalità ha un approccio diverso rispetto alla produzione, sia per modalità che per tempistiche. Questo non vuol dire che non si facciano prodotti altamente ingegnerizzati, ma la produzione è molto legata alla logica del saper fare delle maestranze con le quali si instaura un dialogo costante. Lavorando in quest’ambito, per me non c’è una grandissima differenza tra una progettazione contract o una progettazione per il residenziale. Diciamo che sto portando nel contract la mia esperienza nel progetto home.

Questa contaminazione casa-hotel può essere vista come una tendenza in atto?

Certo, perché l’hotel si sta avvicinando sempre di più all’home style e l’ospite dell’hotel tende ad alzare sempre di più le sue aspettative in termini di benessere. La tendenza, oggi, è quella della personalizzazione del progetto e del prodotto. È una personalizzazione estetica, ma riguarda anche il modo di vivere una stanza, che parte da una domanda fondamentale: come viene fruito tutto ciò che c’è in una camera? Non è solo una questione di servizi ma si estende a un concetto di comfort allargato.

Hai progettato delle ceramiche volutamente fuori scala e quindi le hai inserite in un concept di camera d’hotel…

Sì, è un gioco che mi è piaciuto molto fare. Questo “non progetto” di camera d’albergo voleva essere uno spunto per pensare in un altro modo. La stanza non è più la somma di un letto, un tavolo, una sedia e un minibar, bisogna guardarla e progettarla partendo da un altro punto di vista. Gli hotel spesso vengono disegnati pensando prima alla funzione rispetto al messaggio che devono comunicare, ma ciò che resta, in realtà, è il messaggio. In questo gioco di messaggi ho usato il fuori scala per progettare dei vasi molto grandi, resistenti, facili da pulire e da maneggiare. Il vasetto messo lì a caso è noioso, mentre il vaso che diventa importante è più spiritoso e ha maggiore ragione di essere in un hotel rispetto a un finto soprammobile di casa.

Qual è la sfida di un progetto contract?

Il progetto contract si confronta molto di più con il mercato rispetto alla progettazione di design che non ha bisogno di vendere la quantità. Il contract si rivolge soprattutto ad aziende che hanno già dei parametri e quindi è il parametro di mercato che costruisce i limiti. E il designer agisce in questi ambiti, in un mondo che ha regole precise. E questa è la sfida: riuscire a fare cose diverse rispettando queste regole.

Ma dove va il contract?

Il contract è capacità produttiva, vuol dire qualità, prezzo, distribuzione alta, standardizzazione. Ma il pubblico non percepisce quasi la differenza. E questa è la nuova tendenza: farlo sembrare meno contract possibile. Ho l’impressione che le aziende si aprano sempre di più al custom, che poi è una delle possibilità nelle quali si può declinare un progetto. Ci sono molti modi di fare contract. Chi tratta un segmento di mercato più costoso e luxury questa operazione di rendere più appealing il prodotto l’ha già fatta, e con successo. Altri sono orientati a conferire maggiore identità estetica al loro brand. Altri ancora fanno un contract più fresco e anche contestualizzato in località ben precise, ad esempio al mare.

 

La camera d’hotel secondo Venier

In occasione della Hospitality Week di Rimini, Gian Paolo Venier ha ripensato la camera d’hotel come un ambiente multisensoriale che attinge alle atmosfere spensierate della sua infanzia. Ha così creato una suite fresca e anticonformista, in costante equilibrio tra in e outdoor. Una camera che facilita la contaminazione tra i vari ambienti e suggerisce uno stile di vita nomade, cosmopolita e casual. Progettata come un’oasi fresca e rigenerante, dove sentirsi a proprio agio lontano dalla fretta e dallo stress, la suite è definita da superfici strutturate – nei toni del bianco, nero e verde – e da eleganti arredi personalizzati inseriti in una suggestiva coreografia di volumi pieni e vuoti e di elementi lucidi e opachi. Una texture dall’aspetto non finito – progettata con Oikos – copre le pareti e le cornici del soffitto con un tessuto semitrasparente dal quale emerge una natura lussureggiante. Sul pavimento una pavimentazione in ceramica a spina di pesce corre senza interruzioni e arricchisce anche l’alta testiera del letto matrimoniale.