Esprit Nature

All’Hotel Le Belleval. A Parigi, la botanica e l’esprit nature ispirano ogni dettaglio. Un progetto di Jean-Philippe Nuel dove rose e raffinati ramages si sovrappongono armonicamente alle tracce della storia  

di Paola Vallatta

foto di Studio Chevojon e N. Matheus

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Il fil rouge – o, piuttosto, il fil vert – è implicito nel nome: Hotel Le Belleval, a rendere omaggio a Pierre Richer de Belleval (1564-1632), illustre botanico dei tempi di Enrico IV e Luigi XIII. Per di più, l’albergo si trova in rue de la Pépinière, la strada che dal centro di Parigi conduceva appunto alla pépinière, ossia al vivaio, du Roule. La botanica e l’esprit nature sono dunque all’onore in ogni dettaglio, a cominciare dal logo dell’albergo: una B attraversata da un ramo ricco di foglie, a rappresentare l’erboristeria.

Storia e biosfera

Varcata la soglia di un edificio di ispirazione haussmaniana, lo sguardo viene catturato da una curiosa poltrona-sofà in pelle a quattro/otto posti, scovata al Marché aux Puces (come parte delle luci del ristorante), che troneggia nella lobby. «Le tracce della storia del luogo si sovrappongono come strati, i pavimenti in mosaico emergono a tratti come testimonianze dei diversi possibili usi dell’edificio», dice Jean-Philippe Nuel, l’architetto e interior designer che ha progettato l’albergo.

Di fronte all’ingresso, sul fondo, si apre il patio-ristorante con un’intera parete a tema vegetale affrescata da Gola Hundun, street artist italiano che vive e lavora tra Barcellona e Rimini e che esplora con le sue opere le relazioni tra gli esseri umani e la biosfera.

La reception, un banco piccolo e discreto, è quasi nascosta, appena più avanti e a sinistra della monumentale poltrona a più versanti. Ancora più a sinistra lo spazio biblioteca, con una poltrona sospesa perfetta per lasciarsi cullare. «Portatori di una vera energia, gli spazi del pianterreno hanno per vocazione di diventare un luogo di incontri e di scambi», commenta Nuel. Così bar e ristorante, rispettivamente a destra e a sinistra dell’ingresso, sono volutamente aperti sulla strada e al quartiere. Nel caso del ristorante, Nuel ha moltiplicato i riferimenti naturali: muri in bianco e nero, come enormi lavagne d’antan, che riproducono tavole di trattati di botanica; tappezzerie e paraventi a grandi fiori e un menu healthy food, pensato dallo chef Edgar Prince.

Nelle camere autentici tocchi di poesia

« La grafica dei tessuti dialoga con quella dei tappeti. Gli accessori danno una vita e una storia propria a ogni camera, con uno humour e una sorta di sfasamento che portano un tocco di poesia» spiega l’architetto. Le trame a fiori di tappezzerie, moquette, tappeti e arazzi sono attraversate da rigoni, che riprendono i disegni di alcune tipiche poltrone francesi del XIX secolo. Molte delle 52 stanze, tra cui quattro suite al settimo e ultimo piano, sono camere con vista sui tetti della capitale: qui spunta la cima della torre Eiffel, là la cupola dell’Opéra, la sommità dei grandi magazzini Galeries Lafayette e Printemps o della Madeleine e, sul versante interno dell’albergo, si apre una panoramica mozzafiato sulla chiesa Saint-Augustin.

« La grafica dei tessuti dialoga con quella dei tappeti. Gli accessori danno una vita e una storia propria a ogni camera, con uno humour e una sorta di sfasamento che portano un tocco di poesia » Jean-Philippe Nuel