El Equipo Creativo

Celebra quest’anno i dieci anni di sodalizio professionale con i due soci dello studio barcellonese El Equipo Creativo. Natali Canas del Pozo è entrata nel gotha dei progettisti che si sono fatti un nome disegnando spazi gastronomici e per l’hospitality capaci di raccontare storie e creare atmosfere fuori dall’ordinario

di Francesca Comotti

foto di Adrià Goula

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Il premio ricevuto dal World Interiors News Awards come Miglior studio di Interior nell’edizione del 2019 è solo l’ultimo di quasi una cinquantina di riconoscimenti internazionali collezionati in soli dieci anni di sodalizio professionale tra Natali Canas del Pozo, Oliver Franz Schmidt e Lucas Echeveste Lacy, alias El Equipo Creativo. Premio al Miglior Hotel del Mondo con l’Hotel Axe di Madrid, premio al Miglior Ristorante del mondo con Las Chicas, los Chicos y los Maniquís (Madrid), Disfrutar e Pakta (Barcellona), premio al Miglior Bar del Mondo con Blue Wave Cocktail Bar (Barcellona), oltre alle immancabili nomination annuali al Restaurant & Bar Design Awards.

La traiettoria professionale di Natali Canas del Pozo e dei suoi soci si è guadagnata in pochi anni un posto di rilievo tra gli studi di riferimento nel settore hospitality, grazie a un approccio fresco e anticonvenzionale, che piace – e molto – agli addetti ai lavori in cerca di un modello di business fuori dagli schemi, che rifugge da un’estetica tradizionale e che riesce a sorprendere.

El Equipo Creativo è composto da tre professionisti che si sono uniti in occasione della progettazione dello spazio “Tickets” dei fratelli Ferran e Albert Adrià (insieme ai fratelli Iglesias) a Barcellona e che da allora collezionano un successo dopo l’altro. Qual’è il segreto di questo sodalizio?

Come molte cose nella vita, è successo tutto per caso. Abbiamo cominciato a lavorare insieme nel 2010 come team di professionisti a vocazione multidisciplinare formatosi per quell’occasione. Di fatto il nome “El equipo creativo” è l’eredità di quel primo progetto. Terminato “Tickets” abbiamo deciso di continuare a collaborare nella progettazione di spazi per la gastronomia, un settore in piena espansione creativa in cui ci sentiamo perfettamente a nostro agio, perchè possiamo sperimentare più che in ogni altro ambito. Il successo del nostro incontro radica nel rispetto reciproco e nella consapevolezza che ciascuno di noi possiede capacità specifiche, complementari, direi un incastro perfetto.

Come affrontate ogni progetto e da dove traete ispirazione per disegnare spazi con una forza immaginativa così proprompente?

Tutti e tre veniamo dal mondo dell’architettura, e forse per questo affrontiamo i progetti da una prospettiva più concettuale e meno “decorativa”. Siamo convinti che gli spazi, esattamente come il cibo, debbano raccontare qualcosa, suscitare sensazioni e comunicare esperienze. Il nostro metodo di lavoro ci impone di affrontare ogni progetto a partire dalle sue specificità, per dare personalità a ogni spazio e renderlo unico. Partiamo sempre con un’importante ricerca di elementi riconducibili al progetto da cui trarre ispirazione: arte, fotografía, cultura, storia, grafica, moda, artigianato, música, … e questo ci conduce ogni volta verso percorsi e soluzioni sorprendenti, sia per il cliente che per noi stessi.

Non avete uno stile proprio, ma nei vostri progetti il denominatore comune sono l’ironia e l’effetto “wow”. Quali sono gli ingredienti che impiegate e che potremmo definire la firma di El Equipo Creativo?

Non ci interessa elaborare uno stile in cui identificarci e che ci obblighi a ripetere gli stessi schemi, non rientra nella nostra filosofía. Ogni volta cominciamo da zero. È più impegnativo ma anche più stimolante, ci mantiene attivi. Il risultato finale deve rispondere all’idea originale del cliente. Non vogliamo che i nostri progetti siano riconosciuti come tali, ciò che deve essere riconoscibile è il brand. I nostri clienti apprezzano il fatto di sentirsi a propio agio e di riconoscere gli ambienti come propri, esattamente come accade con un vestito su misura. Detto ciò, è vero che nei nostri lavori ci sono strategie che si ripetono. Per esempio ci piace lavorare sulla pelle interna degli spazi, dando vita a un elemento protagonista avvolgente, come le tele nel ristorante Pakta o l’onda ceramica della cockteleria Blue Wave. Prestiamo particolare attenzione al soffitto, che trattiamo come uno dei fronti protagonisti del progetto, come per esempio quello riflettente del ristorante One Ocean o quello organico dell’Ikibana.

L’effetto sorpresa è garantito dall’impiego di materiali e colori combinati in modo insolito..

Ci piace sperimentare con i materiali e cerchiamo di spingerli fino all’estremo delle loro possibilità, che si tratti di corde, fili, tessuti, legno o elementi grafici. Il colore è un altro dei nostri espedienti abituali, talvolta per il suo uso azzardato, come nel ristorante Las Chicas, Los Chicos y Los Maniquies, o per la sua proposta chiaramente monocromática, come nel bianco mediterraneo della sala del ristorante Disfrutar, oppure nell’azzurro della Tunateca Balfego. Cerchiamo di giocare con i contrasti e di sorprendere, con un punto irriverente, ironico e surrealista, se il progetto ce lo permette. La verità è che tutte queste strategie finiscono per creare il marchio di El Equipo Creativo, nonostante ogni progetto sia completamente diverso dall’altro.

Il concetto di felicità, originalità ed esperienza memorabile segnano fortemente il vostro lavoro. Com’è il processo che porta alla creazione di uno spazio con queste caratteristiche?

Fino a oggi il nostro lavoro si è concentrato sull’hospitality e il retail, settori dove ciò che si cerca sono proprio originalità, sorpresa, nuovi concept e molte experience. Questi progetti ci riescono bene perchè ci piace sperimentare. Curiosamente ci sono altri settori che in questo momento stanno cercando di percorrere questa strada e abbiamo clienti che ci propongono di progettare spazi di lavoro, museali, e perfino residenze con queste caratteristiche. Per noi si tratta senz’altro di una sfida interessante.

Lo spazio che non avete ancora progettato su cui vi piacerebbe misurarvi?

Probabilmente la scenografia per un concerto o per un film, visto che sono due mondi da cui traiamo forte ispirazione.

L’ultimo progetto realizzato?

Abbiamo appena terminato l’Hotel Kimpton Vividora a Barcellona. Il design si ispira al carattere gioioso e aperto della città, soprattutto del quartiere Gotico dove sorge. Saranno tre gli spazi aperti alla città: il Bar Got, il Restaurante Fauna e La Terraza de Vivi… ma vi invitiamo a scoprirli.

Negli ultimi anni avete fatto il salto nel mercato estero, puoi anticiparci i progetti su cui state lavorando?

Ne abbiamo in cantiere diversi. Il più “lontano” in termini geografici è un food-market di 4000 mq in Corea del Sud, uno spazio gastronómico che ingloba una ventina tra chioschi e ristoranti. Più vicino, ma non meno ambizioso, un altro food-court a Casablanca. Stranamente è una tipología molto richiesta últimamente. Stiamo lavorando anche alla catena di ristoranti Kiiro, in Olanda, dove presto sarà inaugurato il primo. A L’Aia, invece, abbiamo terminato pochi mesi fa il Crazy Pianos Gastro Club, un club musicale dal carattere molto peculiare. Tornando alla Spagna, stiamo lavorando a un complesso residenziale nel centro di San Sebastián, a un boutique hotel a Girona (che sarà un gioiellino), a degli uffici a Barcellona, e ad altri progetti a Maiorca, Alicante e Malaga. Come vedi, siamo sempre aperti a nuove sfide.