Dreimeta

Uno studio di design tedesco attivo dal 2003 e una delle firme più apprezzate nel settore dell’ospitalità. Soul, Creativity and Love è il loro motto e il nucleo dei loro progetti. Perché come spiega il suo fondatore Armin Fischer “Non abbiamo una calligrafia che attraversa tutti i progetti. Semmai traduciamo i valori dei nostri clienti in materia e forma, dando loro un profilo individuale”.

di Raffaella Oliva

foto di Steve Herud e Herud/Frickhinger

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Con i suoi alberghi concepiti come location dal carattere unico e riconoscibile, in grado di suscitare emozioni, di stimolare i sensi, di ispirare e di imprimere ricordi nella memoria, Dreimeta, studio di design tedesco attivo dal 2003, è una delle firme più apprezzate nel settore dell’ospitalità. “Come architetti e designer non abbiamo una calligrafia che deve attraversare tutti i progetti”, dice il fondatore Armin Fischer, affiancato dal 2017 da Andrea Kraft-Hammerschallnel e dal 2020 da Maren Mogalle. “Semmai traduciamo i valori dei nostri clienti in materia e forma, dando loro un profilo individuale”. È con questo approccio aperto e su misura che lo studio con sede ad Augusta, in Baviera, ha siglato progetti per catene alberghiere come 25hours e Superbude, oltre che per locali, ristoranti, negozi. Il tutto puntando su uno slogan: “Soul, Creativity and Love”, “Anima, Creatività e Amore”. “Termini che rappresentano il nucleo del nostro lavoro”, afferma Fischer.

Spieghiamoli: che cosa significano queste parole per Dreimeta?

Con “anima” ci riferiamo all’anima dei nostri progetti, ciascuno diverso, con il suo carattere, la sua storia e una spiccata identità. La parola “creatività” riflette il nostro essere costantemente alla ricerca di idee e input nuovi, il che condiziona sia la scelta di materiali e prodotti, sia le nostre collaborazioni con artisti e artigiani, che riteniamo essenziali per creare un design forte ed espressivo. Infine c’è l’amore, ossia quella passione per il mestiere e per la narrazione che rende ogni progetto autentico e unico.

L’idea è che il design abbia il compito di raccontare storie: come costruite, allora, l’identità di un hotel? 

I nostri progetti sono quasi sempre radicati nella storia e nella cultura dell’edificio, della città o del Paese che li ospita e quindi connessi all’ambiente circostante. Delineare un concetto fornisce una solida base per un design genuino e originale, sviluppato attraverso un processo organico. Prendiamo il Bikini Island & Mountain Hotel di Maiorca, nato dalla ristrutturazione di un edificio anni Settanta: approfondendo quel periodo storico abbiamo messo a punto un concept che attinge allo stile di vita hippie e al “flower power”, dunque agli ideali di pace e amore, al rifiuto della produzione di massa e al ritorno all’artigianato. Il che ci ha portati a coinvolgere un vasaio locale per la fabbricazione ad hoc di prodotti in ceramica fatti a mano e a incorporare le tradizionali persiane locali o “puertas mallorquinas” nell’arredamento delle camere.

Quanto sono importanti i dettagli nelle vostre composizioni decorative?

Il diavolo è nei dettagli, come si suol dire. Non importa si tratti di mobili che mostrino l’abilità di un artigiano, di un determinato materiale come può essere la calda trama del legno o della pelle, o ancora di un pezzo vintage che narri una storia a sé: ogni dettaglio gioca un ruolo essenziale nell’ideazione di un progetto che abbia un carattere. Vedi i tessuti africani stampati a cera e i lampadari ricavati da bottiglie di plastica riciclate del 25hours Hotel di Parigi, le cantinette e i pannelli di rivestimento in legno del ristorante Pfistermühle di Monaco, l’attrezzatura vintage da alpinismo del Cervo Mountain Resort di Zermatt, in Svizzera.

I committenti accettano di buon grado soluzioni di design non usuali?

Dipende, ma in genere chi si rivolge a noi conosce i nostri lavori e si fida del nostro processo di progettazione. Questo ci ha permesso, tra le altre cose, di progettare il Superbude I ad Amburgo, ibrido tra ostello e hotel che non scende a compromessi in fatto di design e servizio. Lì abbiamo abbracciato un approccio non convenzionale e un po’ sperimentale per l’epoca (era il 2012, nda), eppure il successo è stato immediato.

Quanto vi condiziona il budget?

Del budget non si può non tenere conto, ma non lasciamo che definisca i nostri progetti. Se una sedia selezionata per uno spazio rischia di farci sforare, la teniamo solo se cruciale per la riuscita complessiva del progetto, caso in cui spenderemo meno per un altro mobile. Il segreto è bilanciare, nella consapevolezza che un budget limitato può essere una sfida, ma può anche portare a soluzioni molto creative che non compromettono qualità ed estetica: ne sono una prova i Superbude I e II di Amburgo.

Come scegliete i materiali?

In ufficio abbiamo un’ampia gamma di campioni di marchi e produttori che già conosciamo, dopodiché andiamo a caccia di novità sui portali online di design. Poi ci sono i pezzi vintage, nostra grande fonte d’ispirazione, che scoviamo in negozi di antiquariato e mercatini delle pulci. Oltre che tramite contatti nella scena artistica che possono fornirci oggetti interessanti, com’è accaduto nel caso delle valigie d’epoca diventate complementi d’arredo al 25hours Hotel di Vienna. Di articoli vintage ne abbiamo anche in magazzino: raccolti negli anni, sono in attesa del progetto più giusto per loro.

E la palette colori?

Come dimostra il 25hours Hotel Paris Terminus Nord, non abbiamo paura di provare combinazioni audaci. Con una regola: il bianco è generalmente vietato.

Con l’illuminazione come vi muovete?

L’illuminazione può davvero valorizzare o distruggere uno spazio. Poiché i nostri progetti riguardano prevalentemente l’ospitalità, ciò che più ci preme è creare un’atmosfera calda e accogliente, e in termini di luce artificiale questo significa temperature di colore calde, flessibilità nell’installazione e nei controlli, equilibrio tra funzionalità ed estetica.

Hai notato nuovi trend nell’hotellerie?

Premettendo che il nostro obiettivo è creare design personalizzati, non basati su tendenze, negli ultimi tempi abbiamo notato un particolare interesse per le offerte flessibili che soddisfino contemporaneamente più esigenze degli utenti finali: soggiorni brevi, lunghi, staycation (vacanze vicino a casa, nda), lavoro in remoto…

La pandemia ha influito?

Posto che nell’hospitality igiene e sicurezza erano priorità anche prima, è indubbio che il Covid-19 abbia avuto un impatto sul modo in cui gli spazi pubblici sono progettati. Ma solo il tempo ci dirà cosa resterà di tutto questo. Dubito che in futuro ogni ristorante sarà concepito con divisori e tavoli a un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro.

C’è uno spazio progettato da Dreimeta che preferisci?

I nostri progetti sono come figli, impossibile prediligerne uno o una parte. Ma per rispondere direi l’area con piscina del Bikini Island & Mountain Hotel di Maiorca, un bello spazio esterno dove i toni del legno della piattaforma rialzata e del pergolato si sposano alla perfezione con il rivestimento della facciata dell’albergo. I vari livelli conferiscono dinamismo allo spazio regalando una vista meravigliosa sul vicino porto e una gamma di opzioni di posti a sedere consente agli ospiti di scegliere se accomodarsi all’ombra, prendere il sole o sorseggiare un cocktail al Pikkini Bar. Senza contare il mosaico floreale a forma di simbolo della pace nella piscina: un dettaglio divertente che si scopre osservando la vasca dai balconi sovrastanti.