Dá Licença

Riferimenti allo stile Jugendstil, al movimento Arts and Crafts, al cubismo e all’arte contemporanea fanno di Dá Licença, piccolo gioiello immerso nelle colline dell’Alentejo, un hotel dal lusso discreto, dove la vera ricchezza è il tempo per sé

di Alessia Delisi

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Dá Licença, ovvero – si potrebbe dire – “con permesso”: è questo il curioso nome del boutique hotel recentemente aperto a Outeirodas Freiras, nella regione dell’Alentejo, in Portogallo. Una formula di cortesia che i due proprietari, Vitor Borges e Franck Laigneau, hanno mutuato dal mondo dell’equitazione portoghese, dove è pronunciata dai fantini al loro ingresso nell’ippodromo. Eppure, quasi, è anche chiedendo permesso alla natura – magica, irreale, senza tempo – che l’hotel si inserisce, con la sua architettura immacolata, fatta di linee fluide e volumi squadrati, tra distese di ulivi secolari e colline puntellate di marmi bianchi e rosa. Frutto di un lavoro di riqualificazione durato cinque anni, Dá Licença sorge su strutture risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta dell’Ottocento. Il suo elaborato progetto ha potuto contare sulle idee e la creatività degli architetti dello Studio Procale, i quali hanno infuso ai tre edifici di cui è composta la struttura un carattere al tempo stesso rurale e contemporaneo.

Spazi generosi e lusso discreto

Cinque suite e tre camere da letto sono arredate con elegante sobrietà. Imponenti bagni con lavandini e, in due casi, con vasche in marmo scolpito a mano aggiungono fascino a questi generosi spazi dotati di cortili, piccoli giardini e terrazze private. Se il secondo edificio si compone esclusivamente di suite, mentre il terzo combina camere e suite, è nell’edificio principale, con la sua corte, la piscina perfettamente circolare e la veranda, che aree comuni, sala da pranzo, suite, camere da letto e diverse altre stanze instaurano tra loro un dialogo fatto di rimandi all’Art Nouveau, nella sua declinazione più grafica e geometrica, e soprattutto al movimento Arts and Crafts. A differenza delle strutture locali, tradizionalmente raccolte e chiuse in loro stesse, ogni spazio qui è privo di porte, continuando idealmente in quello successivo. Il concetto di lusso di cui Dá Licença si fa portatore non è negli eccessi, bensì nella sua identità minimale e quasi monastica, come se il tempo – da trascorre in solitudine o nelle aree comuni – costituisse la vera ricchezza.

Il perfetto connubio di natura e arte

Arte e natura sono profondamente radicate nell’anima di Dá Licença, si completano e rivaleggiano a vicenda, formando un insieme coerente che conferisce al progetto la sua ragion d’essere. La passione per l’arte, che accomuna i proprietari, è evidente, oltre che nell’enfasi data all’Arts and Crafts – con pezzi ovunque, dal bagno al giardino – anche nell’uso di forme organiche e cubiste che, applicato agli arredi in legno, ne mette in risalto funzione e materiali. L’imponente camino a goccia, le sculture di Rui Chafes e le ceramiche di Susana Piteira conferiscono un tocco di modernità, sommandosi ai numerosi omaggi fatti al genius loci, a partire dalla presenza del marmo non solo nelle vasche e nei lavandini, ma anche nei tavoli, nelle lampade e in altri piccoli mobili. Tutto qui rimanda all’arte, compresa la galleria – un ex frantoio situato sotto il livello del suolo – che, in attesa di trasformarsi in raffinato ristorante gourmet, custodisce una collezione unica di opere in stile Jugendstil e Design Antroposofico.