Cristina Celestino

Il suo è un nome prestigioso: architetto e designer di origine friulana, a febbraio ha assunto la direzione artistica di BILLIANI, proponendo il marchio in una nuova veste, ma mantenendo l’identità dell’azienda sempre fortemente riconoscibile nel panorama internazionale

di Alessia Delisi

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A febbraio ha assunto la direzione artistica di Billiani: in cosa è già visibile la sua mano?

Al momento mi sono occupata di scegliere i pezzi da presentare allo stand di Billiani, durante lo scorso Salone del Mobile. Si è trattato di una modalità di selezione e presentazione molto diversa rispetto a quella che veniva fatta di solito: da un lato infatti ho deciso di mostrare, accanto ai nuovi prodotti,quelle che per me sono le icone dell’azienda, dall’altro invece sono intervenuta sulle colorazioni, i tessuti e i materiali, oltre che sulla presentazione dello stand in sé. L’ispirazione è stata quella di un giardino metafisico, per cui ho utilizzato la superficie uniformante di una moquette colorata e introdotto pedane, nicchie e livelli. Insieme poi abbiamo dato vita al nuovo catalogo – più avanti ce ne sarà un altro – che, oltre alle novità, presenta con nuovi colori alcuni pezzi dello scorso anno. Anche il logo è stato modificato, pur rimanendo essenziale e continuando a parlare il linguaggio Billiani.

In cosa consisterà invece il suo ruolo in futuro?

Più avanti il mio ruolo sarà molto importante non soltanto dal punto di vista della direzione creativa dei cataloghi e della presentazione dei prodotti, ma anche sotto l’aspetto della direzione progettuale e della selezione dei prodotti, perché penso che la coerenza di linguaggio che devono avere i pezzi sia molto importante, pur essendo creati da designer diversi.

Come è nata questa collaborazione?

Li conosco da sempre, da quando mi sono avvicinata al design, perché anch’io sono friulana. È stata una delle prime aziende che sono andata a incontrare di persona dopo essermi laureata in architettura. Dopodiché io ho continuato a guardare il loro lavoro e loro probabilmente il mio, fino a quando, alla fine dello scorso anno, l’azienda si è messa in contatto con me per iniziare questa collaborazione.

Qual è la cifra stilistica di Cristina Celestino?

Penso che negli anni sia stata premiata la mia coerenza. Mi piace il fatto che, quando aziende anche molto diverse tra loro mi chiamano a collaborare, mi chiedano di continuare a parlare il mio linguaggio. Per poterlo fare ovviamente studio le diverse realtà dei clienti, i loro materiali anche. Nel caso di Billiani ad esempio il tema era quello della sedia in legno. Penso che sia molto importante per le aziende mantenere salde le proprie origini. Ecco perché cerco di valorizzare al massimo il loro heritage. Ci deve essere sempre poi una storia o un tema che vada al di là del puro prodotto: il mondo è pieno di oggetti.

Questo passaggio dal design di oggetti al design di storie vale secondo lei anche per il contract?

I settori contract e residenziale, come pure il retail, sono sempre più vicini: quello che vogliono è offrire un’esperienza, dando al cliente l’idea di usufruire di un prodotto customizzato, speciale. In questo senso credo che le modalità di lavoro non siano poi così diverse.