Circulo Mexicano

Ambrosi Etchegaray firma la riconversione di un’affascinante architettura, tra retaggi storici e minimalismo. E con espliciti riferimenti al design austero ed essenziale della comunità Shaker

di Francesca Tagliabue

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Situato nel cuore di Città del Messico, a pochi passi dalle maggiori attrazioni turistiche come le rovine di epoca pre-ispanica e la maestosa Cattedrale, il Circulo Mexicano occupa un palazzo del XIX secolo restaurato su progetto dello studio Ambrosi Etchegaray.

L’albergo ha riportato nuova vita all’interno dell’antico edificio residenziale, caratterizzato da porte in massello che si aprono su strada e da una lunga teoria di balconcini gemelli al primo piano.

Hanno dichiarato Jorge Ambrosi e Gabriela Etchegaray, fondatori dello studio e partner, nel lavoro così come nella vita privata: “Si tratta di un luogo culturale, che comprende anche ambienti dedicati al lavoro. È un progetto di grandi dimensioni e ha richiesto diversi anni per essere immaginato e realizzato. Crediamo sia un format innovativo e interessante, veramente interessante…”.

La matericità degli esterni si riflette nelle scelte di interior, negli ambienti minimal ma “tattili” creati attraverso l’uso di intonaco, legno grezzo, lino, cotto a pavimento nelle aree esterne. Le stanze dell’hotel occupano per intero il secondo e il terzo piano, e vi si accede attraverso un sistema di ballatoi, come una volta.

Qui gli interni sono quasi monacali, bianchi ed elegantemente austeri – solo alcuni vantano soffitti a botte rivestiti di piastrelle rosse -, chiaramente ispirati al design essenziale degli Shakers, la comunità cristiana fondata nel 1747 celebre per lo stile di vita ascetico e per l’approccio altrettanto austero alla progettazione degli alloggi e dei mobili, tutti realizzati in legno e completamente privi di ornamenti. Alle pareti, l’arredamento è quindi caratterizzato dai classici binari in stile Shaker, dove i membri della comunità in genere appendono vestiti, cappelli e mobili leggeri quando non in uso. 

Binari che nelle camere dell’hotel vengono utilizzati per appendere specchi, portaoggetti ed essenziali sedie in legno realizzate da La Metropolitana, affiancati da una raccolta di scatti di Manuel Álvarez Bravo, uno dei fotografi più celebri del paese, nato proprio tra queste mura nel 1902. Ogni dettaglio è stato definito e studiato, e nulla è stato lasciato al caso, a partire dal logo della struttura: disegnato dallo studio Deduce, gioca con l’ambivalenza della parola spagnola círculo, che ha la doppia accezione di club e di cerchio, e racchiude la C all’interno di un contorno perfettamente rotondo, posto poco sopra a una M stilizzata che sembra quasi una piccola chaise longue.

Infine, fiore all’occhiello del circolo è il rooftop con piscina, posto alla stessa altezza dei tetti della Cattedrale. Qui il ristorante francese ONA Le Toit serve piatti e stuzzichini – su tavoli da pranzo nero corvino o nelle lounge con divani dallo schienale intrecciato – in un mix tra Europa e Sudamerica tanto insolito quanto affascinante.