Chateau La Coste: l’arte en plein air

Ando, Piano, Fu, Nouvel, Gehry ma anche Bourgeois, Sugimoto, Serra e Gucci: artisti e archistar hanno lasciato una loro traccia nella tenuta vitivinicola di Château La Coste e nell’omonimo hotel. Un percorso enogastronomico tra opere d’arte e progetti d’autore

di Laura Verdi

Foto di Andrew Pattman, Richard Haughton, Dronimage

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Alzi la mano chi non ha progettato qualcosa per Château La Coste, un paradiso in terra di Provenza dove arte, architettura e natura convivono in armonia, senza litigare per lo scettro. È il progetto faraonico del visionario e geniale imprenditore irlandese Patrick McKillen, che nel 2004 ha comprato una tenuta vinicola dall’aspetto piuttosto ordinario e l’ha trasformata in un prestigioso parco tematico nel quale cultura del vino e cultura artistica si esaltano a vicenda. Inaugurato nel 2011, lo chateau acquisisce di anno in anno pezzi unici dei più interessanti artisti contemporanei che espongono en plein air opere permanenti e site specific e amplia gli spazi con progetti di altrettante archistar. L’ultima nata, nel 2017, è la Galleria d’Arte progettata da Renzo Piano Building Workshop, immersa nei vigneti. Ma sono già precettati anche Amanda Levete, Kengo Kuma, Rogers e Turrell.

Oltre ai percorsi enogastronomici e alla scoperta delle opere d’arte, la tenuta offre la possibilità di soggiornare presso Villa La Coste, un luxury hotel con 28 suite, Spa, biblioteca e bar. Non un maniero storico in stile provenzale, ma spazi leggeri e immersi nel verde, con terrazze affacciate sul parco del Luberon.

Immersi nell’atmosfera di Villa La Coste

Alle 28 suite si accede tramite un percorso coperto, profumato da piante aromatiche mediterranee e gelsomini rampicanti. Tutte hanno un giardino privato e alcune anche una piscina personale. La lobby rispecchia una particolare idea di ospitalità: nessuna barriera tra il personale e gli ospiti, ma uno spazio aperto, informale, arricchito da arazzi di Leger, pezzi di Scully e Louise Bourgeois, e oggetti d’arredo firmato, come i tavoli di Charlotte Perriand e Jean Nouvelle, le sedie di Ron Arad, e i divani di Royère. Alle pareti, dietro al check-in, alcuni schizzi di Alberto Giacometti. Persino le finestre metalliche sono realizzate secondo un disegno di Henry Matisse. Nelle camere altre opere d’arte, come le stampe di Tracey Emin o foto degli architetti che hanno firmato i vari padiglioni della tenuta. Ovunque si respira arte allo stato puro.

Gli arredi, oltre ai pezzi di alto design, sono eleganti e funzionali, realizzati da District Eight. Molto eleganti anche i pavimenti in seminato dei bagni e le ampie vasche in marmo, vere e proprie sculture. L’hotel ha anche una Spa alla quale si accede attraverso una scala a spirale che porta al piano interrato. “Un progetto ispirato direttamente da Paddy con il quale mi sono seduto questa mattina a prendere un caffè”, dice André Fu al quale si deve anche il bar biblioteca.

Omaggio a Cezanne

Rispecchia un concetto di apertura anche l’accesso alla tenuta: nessuna porta, nessun cancello, ma solo due vele in cemento di Tadao Ando, che ha firmato anche l’Art Centre, nel quale si colloca uno dei ristoranti di Château La Coste, e il centro di accoglienza degli ospiti. Un’architettura di splendida rarefazione, quasi sospesa sull’acqua, trasparente e immateriale se non per l’uso del cemento a vista. L’edificio ha una forma a V, in uno dei due bracci si sviluppa il Pavilion Restaurant, guidato dallo chef francese Gérald Passédat. Sono sempre di Ando la Cappella, un edificio del XVI secolo avvolto da uno schermo in metallo e vetro, i Four cubes to contemplate our enviroment, installazioni luminose in legno, e la panca Origami.

Land art

Dallo specchio d’acqua dell’Art Centre sembra nascere la scultura di Hiroshi Sugimoto e vi si appoggia invece il ragno di Louise Bourgeois. Camminando lungo il percorso artistico, tantissime sono le opere che ci vengono incontro. Ma come nascono e come viene scelto il luogo dove collocarle? “Gli artisti vengono invitati a Château La Coste e sono loro che scelgono il luogo nel quale installare la loro opera e cosa installare, ispirati dal paesaggio”, spiega il proprietario. “Qualche volta, per evitare di tagliare gli alberi, devo suggerire leggere modifiche riguardo all’installazione. Noi proteggiamo gli alberi come se fossero dei bambini”.

Passeggiando tra i vigneti, coltivati secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, si raggiunge il Music Pavillion, una struttura in vetro e legno, decostruttivista, progettata da Frank Gehry. Il padiglione ospita spesso scuole locali invitate a utilizzarlo per rappresentazioni, letture e happening.

Un’altra opera che si può ammirare nelle vigne è la Cuverie progettata da Jean Nouvel: un cilindro high tech tagliato a metà, maxi size, quasi un “fuori scala” nel contesto minuto dei filari.

Renzo Piano firma la Galleria d’Arte

L’edificio semi ipogeo della Galleria d’Arte, progettato da Renzo Piano Building Workshop, è una struttura scavata sei metri sotto il livello del suolo e coperta da una tensostruttura in EFTE di colore bianco, montata su archi metallici che sembrano prolungare le linee dei filari. Oltre la copertura, solo un profondo taglio nel terreno denuncia la presenza dell’edificio a pianta trapezoidale. L’interno è suddiviso in una parte espositiva, per mostre fotografiche e di scultura, di circa 160 mq, illuminata dalla luce naturale. La rimanente superficie – 125 mq – occupa le parti laterali della sala espositiva ed è in ombra, senza aperture verso l’esterno, in modo da mantenere un clima più fresco e adatto alla conservazione delle bottiglie di vino. La facciata d’ingresso e quella posteriore sono delimitate da ampie zone vetrate.