Bulgari a Dubai

L’intervento dello studio Antonio Citterio e Patricia Viel per Bulgari a Dubai crea una destinazione esclusiva attraverso un dialogo equilibrato fra brand, location e approccio italiano alla progettazione

di Francesco Scullica

Previous Next

Progettare il lusso oggi, con particolare riferimento all’hotellerie internazionale, è un ambito di intervento rilevante per molti studi di progettazione, brand e aziende di matrice italiana. E’ il caso del progetto realizzato a Dubai dallo studio Antonio Citterio e Patricia Viel per Bulgari, che si inserisce nella collaborazione, ormai pluriennale, fra lo studio milanese e un brand celebrato in tutto il mondo, diventato emblema non solo di lusso, ma soprattutto di eccellenza del sistema moda e del made in Italy. Una partnership che negli anni ha dato vita a progetti significativi – a Bali, Milano, Londra, Pechino e da poco anche a Shanghai – che si inseriscono a pieno titolo in una più ampia strategia di “brand extension”. Inoltre, in particolare, il progetto di Dubai è il primo caso di un complesso a firma Bulgari nel quale il resort occupa solo una parte degli spazi aperti al pubblico, che comprendono anche ville e residenze, yacht club e marina, vari ristoranti, centro benessere, spazi retail e aree per convegni e meeting, oltre che importanti aree outdoor per relax ed eventi.

Genius loci e identità del brand

Per i progettisti è stato necessario riflettere e lavorare sul brand, come Antonio Citterio e Patricia Viel hanno già saputo fare in tutti questi anni, esaminandone le peculiarità, i prodotti più significativi, le tecniche e i modi di realizzazione di gioielli, oggetti, accessori, ma anche la storia, il target e il ruolo che Bulgari occupa nell’immaginario internazionale. Ragionare sul brand con passione, rigore, ma anche con distanza in certi casi, senza esserne sopraffatti e senza arrivare a soluzioni ingannevoli, distanti dalla sua immagine o eccessivamente ridondanti. D’altra parte, si è trattato anche di riuscire a coniugare queste riflessioni con un sistema di spazi che erogano servizi – ospitalità, ristorazione, intrattenimento, benessere e convegnistica – e quindi con una serie importante di vincoli tecnici, funzionali e gestionali. Un concept di grande complessità, che al tempo stesso doveva conservare la cifra stilistica e la metrica progettuale di Citterio & Viel e, non ultimo, dimostrare adeguata sensibilità per le caratteristiche di un contesto specifico – Dubai – per evitare scelte omologanti o ripetitive rispetto agli altri progetti hospitality già realizzati per Bulgari. Contesto che si è imposto negli ultimi anni per il forte spirito cosmopolita e internazionale, aperto alle sperimentazioni anche in ambito architettonico e della progettazione territoriale, e per il suo legame con la cultura e la tradizione araba. Il tutto mantenendo un forte legame con un gusto e un modo “italiani”, che appaiono come denominatore comune sia per lo studio Citterio e Viel che per il brand Bulgari.

La location e il concept

Il progetto definisce l’esclusività della sua “mission” sin dalla scelta della location: un’isola posta di fronte alla costa di Dubai, distante dalla città, ma nello stesso tempo facilmente raggiungibile. L’isola guarda da una parte lo skyline scintillante e in divenire della capitale degli emirati e, dall’altra, la bellezza del Golfo Persico: i suoi colori, la sua fauna e le sue luci cangianti in relazione alle diverse ore del giorno. A cerniera fra questi due mondi, visibili dagli spazi esterni e interni del complesso, Citterio e Viel delineano un ideale villaggio marinaro, che chiaramente si ispira ai borghi marittimi della nostra penisola, e utilizzano elementi curvilinei che collegano in forma organica le singole architetture e i numerosi sistemi di spazi e servizi, fra loro abilmente disimpegnati ma che appaiono come un insieme unitario.

D’altra parte, simbolicamente, le configurazioni circolari e le linee fluide utilizzate richiamano anche quelle di alcuni gioielli: anelli, collier, catene e bracciali in tutte le loro configurazioni e sperimentazioni. Non a caso, molto forte è sempre stata la ricerca tipologica, formale, materica, decorativa e realizzativa portata avanti dal brand Bulgari fin dalle sue origini. Un approccio che a Dubai è stato traslato, con un abile cambiamento di scala, alle architetture, agli spazi e ai singoli particolari, che appaiono come “gemme preziose”, episodi architettonici progettati con estrema attenzione, dalla loro definizione globale fino a tutti i dettagli.

Il complesso prevede una serie di spazi-servizi che si relazionano fortemente con il contesto esterno – Dubai e il Golfo Persico – attraverso una gerarchia di funzioni e percorsi che da aree e zone più comuni – resort, yacht club, marina e centro convegni – arrivano all’esclusività delle venti ville che appaiono come l’emblema di quel desiderio di privacy sempre più ricercato da una clientela internazionale di alto profilo. Il mondo della nautica di lusso e le sue radici più “colte”, ma anche certi elementi stilistico-architettonici degli anni ’30, appaiono poi ispirare alcune scelte sia a livello architettonico che del singolo dettaglio. Ad esempio, la configurazione del complesso architettonico che ospita il resort rimanda, nella sua composizione e nel suo rapporto con il porto turistico, a un ideale panfilo, elemento di “accento” nel rapporto con il complesso architettonico-urbanistico generale e con il porto in particolare (studiato per poter accogliere anche yacht di dimensioni molto rilevanti). Anche alcune scelte negli interni si ispirano alla nautica e ad alcuni episodi colti dell’architettura degli anni ‘30, come l’uso e la posa di determinate essenze lignee. Sempre, comunque, il risultato finale appare decisamente contemporaneo, e mai stilistico. A livello del progetto dei dettagli, significativi appaiono i sistemi di frangisole e parapetti che caratterizzano soprattutto la parte del resort e che rispondono innanzitutto a un’esigenza funzionale di modulazione della forte e caratteristica luminosità del golfo. D’altra parte, questi stessi elementi, nella definizione delle loro trame e dei pattern decorativi, esprimono un’idea di preziosità che ancora riprende certe lavorazioni che Bulgari utilizza nella produzione dei gioielli e delle argenterie. Ricercata preziosità che evoca anche la cultura e la tradizione decorativa del mondo arabo, ma che Citterio e Viel trattano con estremo rigore e misura, in linea con uno stile e un approccio tipicamente italiano, che guarda al lusso come territorio di sperimentazione per elevare la qualità e le prestazioni dell’architettura e non come pura ostentazione o mera cifra stilistica e formale. Così, sul fondo della piscina, alcuni gioielli iconici di Bulgari diventano importanti episodi di relazione con il brand, ma anche rilevanti contrappunti decorativi in un’ottica di esperienza di fruizione. Perché, come in altri complessi di lusso, il desiderio di “esclusività estrema” è sempre più richiesto e diviene elemento di completamento, ma anche di confronto e integrazione, con le tutte le scelte a tutte le scale di intervento.  E come nelle altre realizzazioni Bulgari, anche in questo caso la presenza di finiture, arredi e accessori si lega ad alcune delle più rilevanti aziende del “sistema contract” made in Italy, fra cui spiccano Maxalto, Flos, Flexform e B&B Italia, in una colta e sistemica azione di co-branding.