Asmundo di Gisira

Storie e leggende si intrecciano nell’art market living boutique Asmundo di Gisira, Best Urban Hotel 2018 secondo Wallpaper

di Laura Verdi

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All’art market living boutique Asmundo di Gisira, in centro a Catania, sei camere leggendarie si articolano attorno alla corte coperta del piano nobile del palazzo nobiliare. Ognuna si ispira alla tradizione mitologica siciliana e a leggende legate alla città, interpretate dal design, da opere d’arte e dall’architettura che caratterizza il restauro dell’edificio e la sua conversione in struttura ricettiva.

Perla riconosciuta anche oltre confine, Asmundo di Gisira ha da poco vinto il premio di Wallpaper come Best Urban Hotel 2018. Originale la sua definizione, ma cos’è un art market living boutique? È un ambiente volutamente informale, indipendente e con poche camere, curate nel minimo dettaglio, in cui poter vivere un’esperienza immersiva nell’arte, tra sculture, quadri e dipinti murali, oltre al design.

La riqualificazione del palazzo è stata curata da GUM, studio ragusano-catanese che è intervenuto con un progetto conservativo, liberando l’originaria planimetria dell’edificio e adattandola alle nuove esigenze, mantenendo stucchi e decori antichi, gli affreschi sul soffitto, le cornici in legno degli infissi, recuperando le marmette dei pavimenti – in parte riutilizzate per i bagni delle art room e per la corte centrale – e realizzando i nuovi pavimenti con piccoli listelli di legno nero, come la pietra lavica dell’Etna, posati a lisca di pesce.

Una fioraia a palazzo

Tutte le parti comuni sono dedicate al personaggio popolare di Billonia, la fioraia di villa Bellini che si aggira fuori dal teatro e lungo via Etnea con i suoi mazzi di fiori e le camicie di lustrini, ritratta in un dipinto dell’artista catanese Sergio Fiorentino. Dietro la reception, molto informale e con mobili anni Cinquanta, da un volume ribassato e rivestito da specchi fa capolino un fenicottero rosa alto quattro metri, opera dello scultore palermitano Domenico Pellegrino. La sala colazioni si trova nel salone riccamente decorato con stucchi e cornici originali ma alleggerito dai disegni su carta dell’artista svedese Daniel Egneus. Dal salone si accede al bar decorato con un’opera murale della palermitana Rossana Taormina: un uomo in bianco e nero, in abiti di inizio Novecento, seduto a un tavolino e legato idealmente ai luoghi della memoria, si staglia su uno sfondo verde cupo.

Le art room

Le sei camere raccontano storie tra il sacro e il profano: da Sant’Agata, la “santuzza” protettrice di Catania, a Proserpina che vive quattro mesi negli inferi, come signora dell’oltretomba, e che per otto mesi all’anno torna sulla terra per il risveglio della primavera. Ma anche la leggenda di Colapesce, del grande amore tra Aci e la ninfa Galatea, di Eliodoro e l’elefante e di Uzeta, il paladino di umili origini che sconfisse i giganti Ursini e sposò la figlia del re.

Le art room si trovano al piano nobiliare mentre altre cinque camere si sviluppano al piano superiore, ispirate a una sicilianità “gattopardiana” ma intrisa di cultura mitteleuropea, in un gioco di tessuti pregiati e mobili antichi. Due modi differenti di raccontare e vedere la Sicilia, secondo l’interpretazione del proprietario, il poliedrico cultore d’arte Umberto Gulisano.

Le stanze sono una diversa dall’altra, caratterizzate da elementi che riportano alla storia da raccontare. Nella stanza dedicata al mito di Uzeta, la testiera del letto è in cuoio borchiato e rimanda all’armatura del guerriero, il piede Up-7 di Gaetano Pesce è un chiaro riferimento ai giganti sconfitti. Nella stanza di Sant’Agata, immagini di devoti invocano il suo nome, il letto a baldacchino è il fercolo con il quale la sua statua viene portata in processione, mentre la testiera e il tappeto sono rosso acceso, a ricordarne il martirio e il colore del velo. L’amore perduto di Aci e Galatea viene raccontato in un gioco di riflessi dall’occhio specchiato del geloso Polifemo, che guarda dall’alto i due amanti, e da una quinta a tutta altezza in frammenti di vetro che simboleggia la trasformazione di Aci in fiume, mentre le ninfe di Gabriele Rossetti osservano da una porta scorrevole. È un’ode alle messi e alla fertilità la stanza di Proserpina con il mosaico a frattali nel bagno e il “granaio” che chiude la zona del letto. Mentre sono evidenti i riferimenti all’elefante, da lui cavalcato per entrare in città, nella stanza di Eliodoro, nei comodini come zanne e nella testiera che ne rappresenta la pelle. Mentre una composizione di specchi in bagno fa riferimento alle arti magiche del negromante.