Asbury Ocean Club

All’Asbury Ocean Club il lusso prende ispirazione dalla spiaggia e dall’oceano. Un progetto che nasce dalla collaborazione tra la designer Anda Andrei e lo studio newyorkese di Enrico Bonetti e Dominic Kozerski

di Paola Camillo

foto di Nikolas Koenig

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Immaginate una città a metà tra Miami e Nashville, un luogo dove il waterfront e la beach culture la fanno da padrone e la musica live rimbomba forte, in locali che hanno fatto la storia del rock. Vibrazioni ruvide e sensuali con il mare che lambisce fasti retrò: ecco Asbury Park, piccola cittadina sulla costa del New Jersey, a 90 minuti di macchina da New York. Tanto amata negli  anni Sessanta quanto negletta nei decenni successivi. Glorificata nelle canzoni di Bruce Springsteen, oggi Asbury è all’alba di una nuova rinascita turistica. E il patinato Asbury Ocean Club ne è la prova.

Con le sue 54 camere, l’hotel si dispiega al quarto piano di un nuovo edificio residenziale a pochi passi dall’Oceano Atlantico. Il lusso è minimale e sussurato, ma scaldato da un design che privilegia il rapporto visivo, affettivo ed estetico con il mare e le dune dei giardini di sabbia retrostanti. E mentre la lobby dell’hotel si accende nel contrasto tra i dettagli in bronzo e il parquet in bianco rovere, le stanze sono immerse in una riposante palette di toni avorio, sabbia e beige.

Il progetto è frutto della collaborazione di due studi che condividono una simile idea di lusso glamour, ma con un tocco di informale leggerezza: la designer Anda Andrei – che dopo anni al servizio del mitico imprenditore dell’hotellerie Ian Scharger, ha firmato da sola un successo dopo l’altro, dall’11 Howard Hotel al ristorante The Norm – e lo studio newyorkese di Enrico Bonetti e Dominic Kozerski, freschi del successo della galleria Pace di Manhattan.

Veri maestri delle tonalità neutre, che orchestrano in modo vibrante e mai scontato, i designer hanno disseminato nello spazio dell’hotel tocchi più personalizzanti come il sinuoso specchio Ultrafragola di Ettore Sottsass, le luci custom-made di Apparatus, la panca a screziature di colore dell’artista Dirk Vander Kooij, le poltrone in velluto arancio e verde di Space Copenaghen e le lampade in ferro di Kelly Wearstler.

Al quarto piano si dispone la seconda lobby, la “drawing-room”, che fa da elemento focale e di raccordo per la zona notte. In stile glass-box, è una sorta di casa di vetro bordata da una piscina a riflessione. Visibile da qualsiasi punto interno, la sala è il cuore pulsante dell’hotel, illuminata dal sole di giorno e da un sapiente lighting design di notte. Progettata per sentirsi in una casa piuttosto che in un albergo, lo spazio funziona come soggiorno, come cucina aperta e bar, sala da musica, e rifugio per tutto il giorno.

All’esterno, nello spazio piscina, prende corpo il rapporto con l’anima della cittadina, che altro non è che la sua dimensione marina. Qui, una paratia a portico proiettata verso l’orizzonte incornicia la vista dell’oceano senza soluzione di continuità tra il deck del bordo piscina e la vasta superficie d’acqua. “C’è una sorta di magia nell’esperienza della spiaggia – spiega Anda Andreiin ogni stagione o tempo, ed è quello che abbiamo voluto catturare in ogni dettaglio dell’Asbury Ocean Club Hotel“.