Arlatan, opera totale

L’Arlatan ad Arles più che un hotel è un’opera d’arte site specific progettata dall’artista Jorge Pardo. Un caleidoscopio di luci e di colori che si intreccia con le suggestioni della Camargue, con Arles e Van Gogh

di Paola Vallatta

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L’edizione francese di AD ha definito L’Arlatan ”opera d’arte totale” con riferimento alla “Gesamtkunstwerk”, sospesa tra Wagner e la secessione viennese, e al concetto di fusione tra le varie arti. In questo palazzo al centro di Arles, già sontuoso in epoca medievale, ogni stanza, ogni porta, ogni pannello è un pezzo unico, proprio come le tessere dell’immenso e coloratissimo mosaico che si estende su quasi 6.000 metri quadrati. Un grande complesso che si compone di diverse costruzioni disposte attorno a un patio-giardino con banani, fichi, aceri, ulivi, cipressi, magnolie e piscina.

Mosaici e sculture di luce

Con un guizzo di creatività elettrica e vitaminica, Jorge Pardo, l’artista cubano-americano al quale Maja Hoffmann – proprietaria di Les Maisons d’Arles – ha affidato il design dell’Arlatan, ha importato un po’ di tropici nel sud della Francia. Tra le sue fonti di ispirazione il Messico, dove vive, e la sua biografia personale, che qui si intrecciano con il genius loci, ovvero con la Camargue e la natura, con Arles e Van Gogh, e con la storia di una costruzione che sembra risalire, almeno in parte, all’epoca romana.

Buona parte del palazzo è infatti monumento storico, perciò è stato necessario salvaguardare le pareti d’epoca, armonizzandole con lo stile dell’artista. Il muro romano, alto dieci metri, è così diventato uno dei protagonisti del luogo, insieme a quel che resta dell’antica colonna e del forno medievale, messo in rilievo da originalissime luci scultura tagliate al laser e da una scala sospesa in metallo traforato, materiale che gioca un ruolo di primo piano in tutto l’hotel e che rimanda ai banderin messicani, una sorta di ghirlande. Mentre pareti, porte, armadi e uffici sono diventati il supporto di pannelli, ispirati a Van Gogh, firmati uno per uno da Pardo con un ultimo tocco di pennello. I soffitti d’epoca sono stati restaurati con una tecnica di pigmentazione che ha permesso di recuperare i colori originali, mentre tutti quelli non soggetti a tutela sono stati lavorati “a diamante”, per dare maggiore volume e profondità.

Restaurata anche la capriata, mentre i sotterranei, patrimonio storico della città, sono stati interamente preservati. Per i pavimenti, invece, non c’era alcun vincolo, così ogni frammento dei quasi due milioni di tessere di mosaico destinate a coprire una superficie di 4000 metri quadrati, è stato realizzato su misura nello Yucatan, partendo da 11 forme e 18 colori base, dalla società JPS – Jorge Pardo Sculpture – composta da una trentina di persone, tra pittori, architetti, designer ed ebanisti. Anche i mobili sono opera – d’arte, firmata e catalogata – unica prodotta da JPS: alla base il guanacaste, legno tropicale resistente all’acqua che è anche l’albero nazionale del Costa Rica. Le luci, in materiale plastificato, si ispirano invece alle piñatas messicane. Ognuna delle 35 camere, alle quali si aggiungono sei camere con cucina per residenti e una guest house di 300 metri quadrati, è pure un’opera a sé stante. Al monumentale progetto hanno collaborato diversi architetti, tra cui Max Romanet (Arlésien), coadiuvato in particolare da Renzo Wieder per la zona ristorante.

Sono quasi due milioni le tessere di ceramica verniciata realizzate su misura nello Yucatan, partendo da 11 forme e 18 colori base. Un caleidoscopico mosaico che riveste pavimento, pareti e il fondo della piscina