Alila Yangshuo

Ai piedi di picchi carsici, tra natura e nuovi materiali che esaltano lo spirito industriale, nella contea di Yangshuo uno zuccherificio anni Sessanta diventa un resort di lusso firmato Vector Architects. Vincitore dell’AHEAD Global Award 2018

di Laura Verdi

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Vincitore nel 2018 dell’Ahead Global Award, Alila Yangshuo è un resort che nasce dalla riconversione di una fabbrica di zucchero a Yangshuo sul fiume Li nel sud della Cina. Il nome della località, Yang, principio positivo e shuo, nuova luna, anticipa la spettacolarità del luogo famoso per i suoi picchi carsici e attività all’aperto. La fabbrica, costruita negli anni Sessanta, venne chiusa nel 2001 per preservare l’ecosistema fluviale e nel 2013 il Gruppo Alila Hotel e Resort affidò la ristrutturazione allo studio Vector Architects di Pechino.

Il concept

La filosofia progettuale di Dong Gong, fondatore dello studio – ben sintetizzata nei concetti site, light, making – si legge chiaramente nell’intervento di ristrutturazione basato su un’attenta valorizzazione del luogo e delle preesistenze architettoniche. Gli edifici originali, conservati nella loro totalità, sono stati ristrutturati per ospitare i servizi pubblici del resort, come la spa, il bar, la reception, la biblioteca e una sala polivalente. Ed è lo spirito della vecchia generazione quello che Vector Architects ha voluto omaggiare recuperando il patrimonio industriale, ponendo al centro del complesso la preesistenza, e creando lateralmente nuovi edifici che ospitano le camere e le suite.

Il rimando alla natura e al genius loci è evidente nella realizzazione di specchi d’acqua artificiali nella zona retrostante, mentre frontalmente il resort si affaccia sull’ansa del fiume. Inoltre, il collegamento e la continuità tra gli specchi d’acqua artificiali e il fiume sono sottolineati da una splendida piscina bordo sfioro realizzata sotto la struttura a travi e pilastri del carroponte che serviva per trasportare le canne da zucchero dalle imbarcazioni ai luoghi di lavorazione, all’interno della fabbrica.

Da Tadao a Kengo

Le citazioni sono colte, da Tadao Ando a Kengo Kuma, la scelta dei materiali è minimal, solo legno e cemento nella stessa palette cromatica dei mattoni degli immobili storici presenti. Il disegno è semplice e lineare, quasi solo dei contorni, per non oscurare la preesistenza alla quale si accorda giocando con la tipologia del tetto a capanna con falde inclinate secondo lo stesso angolo a 30 gradi.

Le pareti a vista in cemento sono realizzate con casseri in legno e le superfici presentano texture con le venature tipiche delle assi utilizzate. L’alternanza tra pareti piene e traforate ingentilisce e alleggerisce l’impatto finale delle nuove costruzioni.

I volumi architettonici sono collegati tra loro da percorsi pedonali che entrano ed escono, tagliando gli specchi d’acqua realizzati nella parte posteriore per arrivare fino al fiume oltre la piscina. I pieni si alternano ai vuoti a tutta altezza che diventano lobby all’aperto e che consentono l’accesso alle scale di collegamento verticale tra i vari piani. Queste aperture progettate citano le caverne naturali che caratterizzano le montagne circostanti. La grande lobby esterna in posizione centrale racchiude una scultura in legno di bamboo che sembra scivolare di piano in piano.

Dentro e fuori

Nell’edificio più alto, chiamato Sugar House Retreat, ci sono camere con terrazze private che guardano sulle montagne carsiche; nell’edificio a due piani, il Garden Townhouse, una serie di suite si affacciano sugli specchi d’acqua artificiali e sui vecchi edifici, quelle al piano superiore hanno logge private mentre quelle al piano terra si aprono sui giardini di bamboo. Le quinte traforate diventano originali frangisole davanti alle finestre delle camere, mentre schermano il resort dalla strada dalla parte del Sugar House Retreat, dove sono posizionate scale e percorsi di collegamento.

Gli interni, progettati da Horizontal Space Design, concorrono a creare la continuità con l’esterno. Anche qui predomina il legno naturale in alternanza con il cemento, pochi colori, molto tono su tono, e linee semplici ed essenziali. Lo stile è geometrico, moderno, ma non dimentica la tradizione.