Futurismi

Nuovi trend, mutati scenari geopolitici e l’incedere di nuove tipologie di turisti impongono di rivedere le regole di un business che non può più essere improvvisato. Parola di Martha Friel, co-autrice di Futurismi. Nuova mappa per i viaggiatori di domani

di Antonella Camisasca

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Il proliferare di turisti sempre più esigenti e informati impone nuove competenze, differenti professionalità e la capacità di progettare esperienze diverse dentro e fuori i circuiti delle tradizionali località turistiche. Al quadro articolato, mutevole e fortemente competitivo del turismo di oggi Martha Friel e Armando Peres hanno dedicato un libro felicemente intitolato Futurismi. Nuova mappa per i viaggiatori di domani. Un condensato di 124 pagine, edito da Hoepli, da cui trarre un primo monumentale suggerimento: l’esperienza turistica va progettata. La sola specificità di un luogo, seppur unico o mozzafiato, o la proposta di un hotel, per quanto curata nel dettaglio, non basta. Nuovi trend, mutati scenari geopolitici e l’incedere di nuove tipologie di turisti impongono di rivedere le regole di un business in cui è vietato improvvisare.
Ne abbiamo parlato con Martha Friel, che tra i suoi temi di ricerca e professionali ha il management della cultura e del turismo che insegna all’Università Cattolica di Milano.

 

Quali gli elementi da considerare per dare vita a una proposta di viaggio davvero vincente?
La prima cosa da fare è prendere atto che, in poco meno di 70 anni, siamo passati da turisti-villeggianti impegnati in ferie lunghe, stanziali e sempre nella medesima località a individui che, smartphone alla mano, navigano, prenotano e postano giudizi impietosi o entusiasti di alberghi, ristoranti e destinazioni. Dimenticate, dunque, la buona, vecchia filiera verticale del turismo tradizionale con al centro l’albergo e pochi servizi di contorno. Quel che serve oggi è la capacità di collaborare per dare vita a network trasversali capaci di espandersi e intrecciarsi anche con ambiti solo in apparenza diversi e lontani dal concetto di ospitalità.

In altre parole, bisogna darsi da fare per passare dal pacchetto-ferie alla proposta di “experience”?

Esattamente. Come mostrano di aver saputo fare coloro che, nelle Langhe, in Toscana e in Alto Adige, si sono cimentati nel turismo esperienziale del vino o chi ha scelto la via del turismo creativo, dove il concetto di cultura si allarga per abbracciare festival, eventi, arte, architettura, moda, design, artigianato.

Da dove si comincia?

Partite con il chiedervi se la vostra struttura è pronta a misurarsi con scenari nuovi. Oggi, e sempre più nei prossimi anni, l’Italia sarà destinata ad accogliere una crescente massa di turisti provenienti dall’Asia-Pacifico. Sapere chi sono, che abitudini hanno, che servizi si aspettano sarà fondamentale per portare a casa la fetta “a valore” della torta. Strutturatevi, dunque, con menu in lingua, personale preparato e una velocità di connessione a internet degna dei Paesi più avanzati. Per attrarre target alto-spendenti, ma con bisogni sempre più diversificati, non basta puntare sui soli cardini della tradizione di cui l’Italia è ricca. Occorre chiarezza delle informazioni, facilità di accesso a luoghi e territori, presenza di servizi complementari e, sempre di più, la possibilità di interagire con le persone del luogo.

Dobbiamo forse ringraziare Airbnb?

Anche. Dall’avvento di Airbnb, per il turista leisure, ma anche per quello business, la filosofia di “sentirsi a casa ovunque” e la ricerca di esperienze autentiche saranno, almeno per un po’, il tema per tutti i turismi. Di veramente positivo per chi si occupa di ospitalità c’è che, in potenza, qualsiasi luogo minimamente dotato di attrattiva e in grado di promuovere un prodotto, può competere per attrarre turisti.

Un’altra carta vincente indicata in Futurismi è quella del cosiddetto turismo creativo

Certamente. Laddove il concetto di cultura si allarga per abbracciare anche la visita ai luoghi della produzione, capaci di dare nuovo lustro e attrattività territoriale ai luoghi italiani del “fare”, nascono nuove opportunità di business. Basti pensare ai risultati prodotti negli ultimi 10 anni dai binomi hotel-design e hotel-moda, divenuti a pieno titolo un’opportunità strategica sia per rilanciare il concetto di ospitalità, sia per autoalimentare la promozione del made in Italy.

Balneare”, “Montano”, “Città d’arte”, sono, dunque, cluster di un turismo che viaggia su un binario morto?

Millennial e gray hair globetrotter – ovvero i target emergenti – hanno ritmi, curiosità, interessi molto diversi dal passato e incidono in modo determinante sulle variabili del business turistico. A tutto ciò va aggiunto un sempre più evidente aspetto tecnologico pronto ad aprire nuovi, sorprendenti scenari e a imporre, insieme ai suoi strumenti, nuove regole a cui nessuno può pensare di sottrarsi.

Chi non si attrezza con siti responsive e strategie SEO è perduto?

Da noi, come altrove, la sfida può essere vinta solo da chi sceglie di migliorare ogni giorno la propria cultura dell’accoglienza e di innovare i propri servizi garantendo un’esperienza piena e accessibile. La strada per attrarre un turismo motivato, alla scoperta dei territori, con una buona capacità di spesa, che compra prodotti made in Italy, che ritorna o si ferma più a lungo sul nostro territorio, passa da qui.