1 Hotels: inspired by nature

La sostenibilità è la vera protagonista degli 1 Hotels di Manhattan e Brooklyn, i primi hotel di lusso pensati secondo un concept rigorosamente eco e green

di Laura Verdi

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Chi viaggia per il mondo, si prende cura di esso” è il concetto che ha ispirato Barry Sternlicht, fondatore di 1 Hotel. Forte di questa idea green ha creato un’hospitality dove l’attenzione all’ambiente viene prima di tutto, senza dimenticare il lusso che, in questo caso, si chiama benessere ma anche responsabilità sociale. A New York gli 1 Hotel sono due: uno a Manhattan vista Central Park e l’altro nel Brooklyn Bridge Park, con vista sull’East River. Entrambi iconici, verdi, sfidano l’obiettivo di portare la bellezza della natura all’interno e preservarla, per creare un unico ambiente naturale, dove il fuori diventa dentro e gli interni si aprono all’esterno.

 Il lusso green parte dal riciclo

Non a caso entrambi gli edifici, frutto di un sapiente intervento di riuso di immobili industriali del diciottesimo secolo, sono caratterizzati da ampie vetrate, che da pavimento sconfinano nei soffitti, e da finestroni extra large che portano l’illuminazione naturale all’interno delle camere, consapevoli che niente come la luce del sole può generare benessere. E per goderne al massimo, i vani finestra sono talmente profondi da ospitare comodi day bed e creare ulteriori zone lounge all’interno delle stanze.

Negli 1 Hotel il design si combina perfettamente con il lusso, ma sempre partendo da materiali di riciclo, come i pavimenti che provengono, per la location di Brooklin, dalla ex raffineria di zucchero Domino, o da una vecchia scuola per il 1 di Manhattan. Le chiavi con i numeri delle stanze sono tutte in legno recuperato, gli appendiabiti in materiale riciclato, sopravvissuto al tempo e ricco di storia, e riciclabili sono anche le cialde delle macchine per il caffè disponibili nelle camere. I numeri dei piani sono realizzati, ognuno con un differente design, con chiodi e altri materiali di riuso. Gli arredi prediligono il legno, rigorosamente di recupero, il ferro, che richiama le origini degli edifici industriali, il vetro e il mattone lasciato a vista. Le pareti sono volutamente grezze, in cemento, con travi in ferro a soffitto alternate a cassettoni abilmente restaurati. A sottolineare ulteriormente il legame con il luogo, tutti gli arredi sono prodotti da artigiani e aziende locali. E ovunque piante in varie declinazioni: muschi, licheni, ornamentali in vaso, a cascata dai soffitti e tanti, davvero tanti rampicanti.

 

Piccole attenzioni, grandi risparmi

Naturali sono anche i tessuti, in cotone, e i materassi realizzati in canapa. L’atmosfera è calda, accogliente con qualche tocco home suite home, come le calze che vengono messe a disposizione dell’ospite e poi regalate come ricordo del soggiorno. E grande attenzione viene posta a tutto ciò che concorre al risparmio dell’acqua e dell’energia elettrica. Nelle camere, al posto delle bottiglie, ci sono dei dispenser di acqua microfiltrata, nelle docce un timer ogni 5 minuti ricorda, con gentilezza, che anche qualche minuto d’acqua risparmiata fa la differenza. Gratuitamente, per spostamenti locali, sono disponibili macchine elettriche Tesla, con ricarica gratuita durante le ore notturne. E, a ogni luna nuova, le luci si spengono per serate romantiche a lume di candela e secondo i ritmi della natura. Ma non solo, anche i solstizi vengono celebrati con eventi particolari. E anche il cibo non può che essere fresco, di stagione, a chilometro 0, fornito direttamente dalle aziende agricole locali. Una volta al mese, nella hall è presente un chiosco dove è possibile acquistare direttamente prodotti local sourced.

Il risparmio è anche lasciato alla responsabilità del singolo, certo aiutato e indirizzato con piccoli accorgimenti: non mancano i cestini per la raccolta differenziata e app con le quali poter regolare la climatizzazione e ottimizzare i consumi. Ma c’è anche la possibilità di ritemprare lo spirito e il corpo: la dotazione di ogni camera comprende tappetini per la meditazione e lo yoga e ventiquattro ore su ventiquattro è possibile accedere alla palestra super accessoriata con macchine ginniche autoalimentate.

 Quella immensa parete d’edera

Il 1 Hotel di Manhattan è un omaggio al Central Park, polmone verde e rifugio naturale al centro di New York. E come Central Park rappresenta un riferimento per la sosta metropolitana così l’1 Hotel è il naturale ritiro dei cittadini del mondo. Inaugurato nel 2015, con le sue 229 stanze, di cui 22 suite e una luxury Greenhouse Suite, l’1 Hotel Central Park è un connubio perfetto tra design green ed esperienza di lusso, all’insegna della mission “evolvi il tuo viaggio”.

Se gli interni di AvroKo Hospitality Group sono completamente ispirati alla natura, la facciata verde, progettata dal paesaggista Damien Harrison non è da meno: tre piani ricoperti d’edera accolgono gli ospiti, un muro vivo realizzato con vasi singoli contenenti ognuno cinque piante di edera. I vasi sono irrigati da un impianto regolato da remoto che controlla anche la temperatura dell’acqua, stabilendo quando “risvegliare” le piante per la crescita o metterle a riposo vegetativo, in inverno. I vasi sono in terracotta porosa che assorbe l’acqua in eccesso e garantisce un risparmio del 25 per cento durante l’irrigazione. Tutto il sistema è stato studiato per essere riciclato, compresa la struttura in acciaio inossidabile.

E anche all’interno non mancano i momenti verdi, con i terrarium di Sprout Home disseminati nelle camere e nei corridoi, insieme alle composizioni di Harrison, il tutto splendidamente in armonia con la quarzite e la pietra blu del Belgio nella hall, il legno, il cemento, i marmi dei bagni.

 L’energia si affida al vento

Progettato dallo studio di architettura di New York Incorporated e inaugurato nel 2017, il 1 di Brooklyn fa propri i concept e la filosofia del brand verde ma affina i dettagli in un progetto certificato LEED, il protocollo internazionale dell’architettura ecosostenibile che “dà il voto” agli edifici virtuosi. Secondo le linee guida, per le quali vanta un LEED Dynamic Plaque con la misurazione delle performance ecosostenibili in tempo reale, l’1 Hotel Brooklyn Bridge è stato realizzato utilizzando il 54 per cento di materiale regionale e di recupero tra cui legni provenienti da pavimenti di ex fabbriche locali, come la raffineria di zucchero Domino o la Old Crow Distillery. Grazie a un impianto di recupero dell’acqua piovana, riduce il deflusso nei corsi d’acqua vicini del 50 per cento e l’acqua raccolta viene utilizzata per irrigare il parco durante i mesi estivi, inoltre la proprietà utilizza fonti eoliche per la produzione di energia elettrica.

L’hotel, di 194 stanze, con 29 suite e una suite presidenziale, la Riverhouse, è inserito in un complesso più vasto, il Pierhouse, progettato da Marvel Architects, che comprende 106 abitazioni residenziali costruite secondo identici principi di ecosostenibilità.

Local Art

Se il 1 Central Park inneggia a Manhattan, il 1 Brooklyn Bridge è l’esaltazione del quartiere da cui prende il nome, che omaggia con l’architettura, il design industrial e con più di 20mila metri quadrati di spazi pubblici aperti alla città, tra cui il Meadow Rue, al piano terra, rivolto verso il parco e progettato per accogliere più di mille ospiti, la piscina e il bar sul tetto.Inoltre al decimo piano, una lounge di circa 400 metri quadri, con pavimento in legno affumicato e mobili in silice dell’artista locale Fernando Mastrangelo, è destinata a diventare la location più cool della città per eventi privati, con la possibilità di ospitare sessanta persone.

Il legame con il contesto è molto forte: per lo stile delle camere che richiamano il waterfront dell’East River, per il verde, in particolare sul muro della hall e, soprattutto, per il coinvolgimento degli artisti locali, come Olivié Ponce di Bushwick che ha dipinto le pareti con dei murales intitolati Waterline, a ricordo dell’alluvione provocata dall’uragano Sandy nel 2012. Tra gli artisti anche Jarrod Beck, che esplora il potere della natura realizzando il desk alla reception con materiali in gomma sradicati da un tetto di un negozio distrutto dal tornado, e Rachel Mica Weiss, con il suo Unbonded, una collezione di rocce di ossidiana, martellate e legate da una corda tinta a mano, racchiuse dalla scala in rame nella lobby. Un chiaro richiamo alla storia marinara di Brooklyn, delle banchine e delle rocce che circondano il Ponte.